30 luglio 2009
27 luglio 2009
Bibiana Aido Committee on the Elimination of Discrimination against Women (CEDAW)
UNTV: United Nations Media Stakeout: Informal comments to the Media by the Minister of Equality of Spain, H.E. Ms. Bibiana Aido, following the meeting of the Committee on the Elimination of Discrimination against Women (CEDAW). (Spanish)
24 luglio 2009
Igualdad made in Spain
La ministra de Igualdad, Bibiana Aído, ha destacado hoy ante el Comité para la Eliminación de la Discriminación contra la Mujer (CEDAW) de Naciones Unidas “los avances indiscutibles de nuestro país en materia de igualdad en los últimos años. Hemos trabajado mucho y venimos con los deberes hechos”. Aído ha defendido el VI Informe de España, que recoge todo lo desarrollado en esta materia entre los años 2004 y 2008, y ha hecho un repaso del marco legislativo, las medidas positivas y la cooperación internacional. Asimismo, la cabeza de la Delegación española, en la que están representados seis ministerios, ha informado al Comité de los avances experimentados con posterioridad a la elaboración de este informe, presentado en el año 2008.
La ministra ha destacado, entre otros aspectos, que la Ley de Igualdad ha propiciado que la presencia de mujeres en todas las instituciones del Estado se vaya acercando al principio de representación equilibrada, con datos tan positivos como el incremento de 2.000 concejalas más, incorporadas a los ayuntamientos desde la aprobación de la ley.
Aído ha ratificado el firme compromiso del Gobierno de continuar trabajando a favor de la igualdad. “Somos conscientes -ha dicho- de que cuando no se formulan, ni se aplican políticas activas de igualdad es porque se está retrocediendo”. Además, ha reconocido el trabajo realizado por las ONG´s y por el movimiento organizado de mujeres “porque gracias a su implicación y colaboración permanente, España está avanzando más rápidamente en los últimos años”
Marco legislativo
La ministra ha subrayado la aprobación en estos últimos años de una legislación novedosa en materia de igualdad y derechos sociales. “Se han dado pasos muy importantes en derecho discriminatorio como la ley de matrimonios entre personas del mismo sexo y dos leyes emblemáticas de la legislatura pasada como la Ley integral contra la violencia de género y la Ley de Igualdad efectiva entre mujeres y hombres”.
Asimismo, ha explicado al Comité que el Gobierno trabaja actualmente en dos nuevos proyectos de ley: el de salud sexual y reproductiva e interrupción voluntaria del embarazo y el anteproyecto de Ley de Igualdad de Trato y no discriminación, cuyo objetivo es acabar con toda forma de discriminación por motivo de origen racial o étnico, religión, edad, discapacidad u orientación sexual. Dicha ley incluirá la perspectiva de género y la definición de discriminación múltiple.
“Este marco legal – ha afirmado Aído – es el que nos está permitiendo que podamos incorporar la perspectiva de género a todas las políticas públicas, algo imprescindible para seguir avanzando”.
En este sentido, la Ley de Igualdad “ha aportado además toda una nueva estructura administrativa para el desarrollo de las políticas de igualdad”. Así, el Gobierno de España cuenta con una Comisión Delegada para las Políticas de Igualdad, una Comisión Interministerial de Igualdad, Unidades de Igualdad en todos los departamentos ministeriales e informes de impacto de género en todas las leyes, decretos y planes que aprueba el Gobierno. Además, por primera vez, la Ley de Presupuestos Generales del Estado para 2009 fue acompañada de una Memoria de Impacto de Género y el objetivo es conseguir la elaboración de los presupuestos con perspectiva de género.
21 luglio 2009
14 luglio 2009
Chi l'ga mia antadur al se vanta des per lù!
la ministra si celebra in un libro
13 luglio 2009
12 luglio 2009
...lo abbiamo perso... (2)
di Franco Bacciolo (Dir. Vesport)
Qualcuno osa sperare perfino che l’ultimo respiro non sia ancora avvenuto.
Ma adesso che quei baldi giovani (giovani che venerdì si sono presentati, tutti, per l’ultima beffa dei pagamenti stipendi mai avvenuti) se ne sono andati il Tronchetto è rimasto vuoto e solo, il Penzo è rimasto vuoto e solo, il Taliercio è rimasto vuoto e solo.
Oltre una mezza dozzina di impiegati lunedì non sa se dovrà presentarsi al lavoro o attendere che qualcuno dica (se mai qualcuno lo dirà) che è meglio se ne stia a casa.
E il padrone “zero tituli”?
Mai visto! Non ha ne faccia, né voce, né monetine in tasca (perché oltre ai titoli intrasformabili, sembra non avere nemmeno mezzo euro per prendere il traghetto/gondola) dato che, dopo aver comprato il Calcio Venezia in cambio di qualche foglio di carta intestata, non ha avuto nemmeno il buongusto di restituire quei 21.500 euro che il Sindaco e i suoi amici hanno tirato fuori per pagare le tasse di iscrizione.
Continua a fare (o non fare) tutto Arrigo Poletti. Ma che c’entra? Non ha ceduto la Società a Golban a fine giugno?
In tutto questo groviglio di comportamenti esemplari c’è un solo fatto certo: il cadavere arancioverde avvolto del nero funebre è ancora lì, per terra.
Ci sono tante mani pietose che vorrebbero raccoglierlo. Ma non si può e non si deve, non perché manchino gli esiti dell’autopsia (ormai interessa molto poco), quanto manca da costruire la cellula da mettere in provetta e che deve caratterizzare i geni del neonato che entro una decina di giorni deve vedere la luce.
Una luce che, in ogni caso, sarà fioca. Senza riflettori e raggi laser. Campionati dilettanti, dove si gioca per diletto, come tra amici che vanno al campo a sfidarsi a calcetto.
Ma non è propriamente così.
Già il Sindaco Cacciari ha anticipato alcuni contenuti di base della sua conferenza stampa di domani in Municipio: chi sarà disposto a prendersi il nuovo sodalizio, che chiederà l’iscrizione tra i Dilettanti, dovrà avere una faccia nota e spendibile, obiettivi e comportamenti seri, avere competenza, professionalità, capacità aziendalistica e disponibilità finanziaria adeguata (non si accettano titoli inconvertibili).
Nella speranza che personaggi di tale levatura (non importa se le dimensioni del portafoglio non sono esagerate) sarà anche bene che il tutto si costruisca attorno ad un progetto condiviso, magari cogliendo i tanti spunti interessanti contenuti nell’ignorato e nemmeno letto (da tanti) progetto del Venezia United creato in occasione del precedente fallimento del 2005. Un progetto costruito allora da tante mani eterogenee e che oggi diventa di ancora più straordinaria attualità e che andrebbe a coinvolgere imprenditoria, amministrazione, semplici appassionati ed il cui fondamento principale, prima ancora che l’aspetto economico, mette in vetta l’elemento garanzia.
Da come stanno andando le cose, il calcio professionistico fra qualche anno (manca poco, dato lo stillicidio continuo di fallimenti) sarà giocato tutta la settimana da Milan, Juve, Inter e qualche rara altra che si batteranno una settimana sì e una no sempre tra di loro. Fino ad uccidere tutti dalla nausea. Alle altre non rimarrà che cambiare registro. Meglio preparsi per tempo, con organizzazione, processi innovativi, idee, partecipazione di chi ci mette il cuore e non le carte false.
E lasciare agli altri tutti i Ronaldi, Ronaldinhi, Ronalducoli e piedi circensi che non fanno più stupire nemmeno i bambini di 3 anni.
Venezia ha l’occasione per cogliere una grande opportunità. La colga.
11 luglio 2009
08 luglio 2009
GPS antiviolenza
Il dispositivo connette il presunto aggressore alla vittima e la vittima alla centrale di controllo antiviolenze operativa 24 ore, attivandosi automaticamente quando la donna e quello che è stato il suo violentatore si trovano entro un raggio di 500 metri.
Per la Ministra Bibiana Aido, l'utilizzo di questo sistema è un "passo in più" nella lotta contro la violenza di genere e una forma per avvisare all'aggrassero che "40 milioni di persone lo stanno osservando", cosi come far sentire meno sole le vittime perché " è l'insieme della società intera che vigila su di loro"
07 luglio 2009
cuota rosa de pantalla / non solo veline
Programmazione speciale a favore delle pari opportunità tra uomini e donne
RTVE tendrá una programación específica a favor de la igualdad entre hombres y mujeres

Bibiana Aído y Luis Fernández, durante la firma del convenio entre el Ministerio de Igualdad y la Corporación RTVE.A.L.B.
- El convenio pretende promover una mayor participación y representación de las mujeres / Promuovere una maggiore partecipazione e rappresentazione delle donne
- La programación contribuirá a erradicar la violencia de género / La programmazione contribuirà a sradicare la violenza sulle donne
- Los contenidos específicos se difundirán por TVE, RNE y RTVE.es / I contenuti speciali saranno trasmessi dalla TV (TVE), RADIO NAZIONALE SPAGNOLA (RNE) e attraverso il web RTVE.es
06 luglio 2009
05 luglio 2009
04 luglio 2009
Spagna vs. Italia (des)igualdad
prova a risolverlo la ministra Aido

da El Pais : Madrid marcha por una "escuela sin armarios"
(La capitale accoglie la manifestazione statale del GayPride.- Il tema di quest'anno è incentrato sulla normalizzazione dell'omosessualità nelle scuole.
La Ministra de Igualdad, ha affermato che il 50% degli adolescenti omosessuali sono vittime di violenze nelle scuole. "tutti dobbiamo lavorare affinché la scuola sia uno spazio sicuro per la diversità, perché quello che s'impara da piccoli rimanga per sempre.) articolo completo

La capital acoge la manifestación estatal del Orgullo Gay.- La reivindicación de este año se centra en la normalización de la homosexualidad en los centros educativos.
La titular de Igualdad ha asegurado que el 50% de los adolescentes homosexuales sufren violencia en los centros educativos. "Todos tenemos que ayudar a que la escuela sea un espacio seguro para la diversidad, porque lo que se aprende de pequeños se queda para siempre", ha manifestado Aído.
...mentre in Italia...
da TGcom: "Sei Gay" compagni lo picchiano.
Preso di mira dai suoi compagni di scuola che lo "accusavano" di essere omosessuale. La vittima è un ragazzino di 13 anni di Pavia che frequenta una scuola media della città. Da quanto si è saputo il giovane è stato bersagliato da alcuni suoi compagni che lo hanno insultato e picchiato. Tutto questo perché, a loro dire, il ragazzo teneva dei comportamenti che lasciavano presumere una sua possibile omosessualità.
( Un chico de 13 años fue victima de violencia en una escuela de Pavia cerca de Milan por el hecho de manifestar actitudes que dejaban presumir una posible homosexualidad.)
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01 luglio 2009
CONTRO LA CONGIURA DEL SILENZIO

Ce lo siamo detti in molti in questi giorni:“…negli altri Stati ci si brucia per molto meno”. E, invece, la “responsabilità di Stato”, richiamata anche dal Presidente Napolitano, invoca al silenzio.
La responsabilità. Dal latino, etimologicamente, per significare la “capacità di dare delle risposte”. Strana parola da invocare per coprire e giustificare la mancanza di alcuna risposta. Ho taciuto, finora, perché immaginavo ben più alte e autorevoli reazioni. Ma allo sfiorire della notizia, senza che nulla accada, senza che un solo fiato di indignazione si alzi dall’opinione pubblica se non qualche sporadico appello, senza che le donne non reagiscano, come solo loro sanno fare, con i fatti….no, a questa sottile violenza di massa contro la dignità delle donne, il loro valore, i loro diritti non posso soggiacere. E proprio perché sono donna, e responsabile, rilancio sull’unica incontrovertibile risposta a quanto accaduto: “il re è nudo…e anche senza più corona”.
I fatti li conosciamo tutti. La magistratura ne accerterà veridicità e rilevanza. Ma c’è un livello più alto che è stato investito e richiede attenzione e approfondimento, poiché non rientra nella competenza del potere giudiziario, bensì nella insindacabile sovranità e dignità di un popolo, libero di autodeterminarsi circa i suoi valori, la sua cultura civile e sociale e il diritto ad essere rappresentato da chi questi valori, questa cultura li incarna e li rispetta, nella sua privata come in quella pubblica, e con essi rispetta il ruolo e le istituzioni che rappresenta. Perché i comportamenti sono la misura della coerenza politica, la prima forma di comunicazione politica e, al di là dei proclami, certamente la più sincera, quella su cui si fonda la credibilità di ogni politico.
Senza cadere nel facile moralismo, che non ci appartiene, è evidente che i comportamenti del premier, e di tanti "nani e ballerine" di questa triste parabola di "fine repubblica", hanno alimentato una “incultura di genere” che ci colpisce tutte indistintamente. Non credo, e non ha mai creduto, che la privacy possa essere utilizzata come uno scudo da alzare a piacimento e dietro al quale nascondersi e nascondere i propri comportamenti sbandierati ai quattro venti fino a un momento prima. Chiunque rivesta un ruolo pubblico o abbia pubblica visibilità è, e sa di essere, parametro di riferimento e di emulazione per gli altri. Per questo non può abdicare al primario senso di responsabilità (questa si vera “responsabilità”) che dovrebbe ispirare ogni scelta relativa alle proprie azioni, pubbliche certamente, ma anche private. Ancor di più se, come nel caso del Premier, i comportamenti e le valutazioni maturate nella sfera privata finiscono per condizionare scelte pubbliche e ad personam, che influiscono sui nostri interessi di cittadini/e e condizionano il corretto svolgimento della vita pubblica. Non voglio fare di Berlusconi un capro espiatorio, ma è indiscutibile che i suoi comportamenti e il modo in cui, in diverse vicende e occasioni, ha trattato le donne hanno creato un precedente inconsciamente legittimante, inficiando gravemente il senso di dignità e il rispetto che prioritariamente, e a prescindere dai singoli casi, si deve a ogni donna.
E' un fatto che mi offende profondamente e al quale, con compostezza, ma con fermezza, dobbiamo reagire. Occorre una lezioni di stile, a tutti quegli uomini, che sentendosi legittimati da tale comportamento ammiccano indiscriminatamente a qualsiasi donna, immaginando che anche sotto un tailleur professionale o una vita basata su valori completamente diversi si nasconda sotto sotto una vocazione da escort. E' solo questione di tempo o di prezzo.
Alle donne, rebus sic stanti bus, solo la possibilità di ritirarsi, di “tacere”, pietrificate, dietro alla mortificazione, all’incredulità, al senso di impotenza. Pensavamo di aver superato questa fase da tanto tempo e definitivamente.
Non voglio giudicare le donne e i comportamenti specifici, cadrei nella trappola del più bieco maschilismo se lo facessi. So che per alcune è una libera scelta, per molte altre non lo è. Sia che si tratti di comportamenti traviati da una incultura di massa, che restringe con gli orizzonti di chi ne è vittima anche il loro senso di dignità, sia che si tratti di scelte consapevoli, il problema non sono le donne, bensì coloro che approfittano di tale situazione, magari da una posizione “dominante”, per svilire, con l'abuso privato o pubblico di tante vite, il valore e la dignità del genere femminile e dell'apporto delle donne nella società.
Mi son chiesta e vi chiedo: cosa sarebbe successo se il premier fosse stato una donna, si “una donna”, che nel suo ruolo, alla sua età, avesse mantenutola sua stessa condotta, le sue frequentazioni, le sue “libertà” sul modo di relazionarsi con i giovani dell’altro sesso e sul modo di distribuire incarichi e prebende? E se avesse fatto, come Caligola, di un cavallo un senatore?
Non andrò oltre, perché solo il paragone mi offende e rischia di offendere anche i giovani italiani di bell’aspetto e belle speranze. E non è assolutamente mia intenzione. Una donna, probabilmente, non lo farebbe mai. Sa fin troppo bene quanto pesano i “pregiudizi” e le umiliazioni di chi ti pesa con lo sguardo senza accorgersi che ciò che vede è solo nel suo sguardo.
Mi sono sentita male molte volte, in questi giorni, a dovermi accorgere, di nuovo, di quegli sguardi, di quelle battute senza vergogna e senza rispetto, rivolte per strada, nei locali pubblici a tante donne, a tante ragazze: volgarità, pregiudizi, aggressioni verbali gettate addosso a tante vite di cui non si sa nulla, ma che impunemente si pensa di poter ridurre a meri oggetti. Non voglio che accada più. Non possiamo tornare indietro. Non dobbiamo permetterlo.
E' arrivato il momento, credo, di risollevarci per riprenderci quanto subdolamente in termini di rispetto e libertà ci è stato tolto in questi anni di machismo sottile e crudele svilimento dell’anima e del corpo delle donne. E’ arrivato il momento di promuovere una nuova stagione di rivendicazioni. La libertà è il prodotto di tante opportunità liberamente fruibili, di tanti diritti e della possibilità di immaginare se stesse nel futuro che davvero si desidera senza condizionamenti nascenti da falsi miti, da costrizioni, o da pregiudizi.
Occorre tornare a seminare nuove idee di donne e per le donne, su cui fondare un nuovo "rinascimento al femminile". Penso a un nuovo modello sociale, inclusivo e rispettoso della libertà di entrambi i generi. Penso ad una riforma del lavoro che valorizzi le donne e aiuti chi valorizza le donne, che non le costringa a scegliere lavori di basso profilo o part-time, solo perché le “scelte tragiche” sul dilemma lavoro/famiglia gravano sempre e solo sulle loro spalle. Penso al rilancio dello stato sociale “reale” che sollevi le donne dalla “punizione” ineluttabile della maternità, dell’assistenza ad anziani e malati e da tutto il lavoro invisibile che ogni società civile dovrebbe egualmente distribuire su tutti, come accade nelle democrazie del nord Europa. E’ la precondizione per liberare le donne da mille catene invisibili e restituire loro la più preziosa delle risorse: "il tempo" e con esso la possibilità di “crescere”, di “lavorare”, di “emanciparsi” davvero. Penso anche al riconoscimento del diritto di poter trasmettere il cognome ai propri figli e figlie, in modo da eradicare fin dall’origine la prima delle discriminazioni che ancora, nella nostra cultura, fa prediligere ad alcuni i figli maschi alle figlie femmine.
E’ tempo di realizzare la società che vogliamo, di chiedere e ottenere il rispetto e i diritti che meritiamo, in quanto donne, persone, esseri umani di serie A. Credo che la nostra generazione abbia davanti a se questa come prioritaria responsabilità delle giovani donne e dei giovani uomini, una sfida importante ed entusiasmante, una conquista di civiltà, un grande passo in avanti per noi e per le generazioni che verranno. Non caso la grande Rita Levi Montalcini dice, nel suo ultimo libro "le donne costruiranno la società il futuro". Mi permetto di aggiungere, come faccio sempre, insieme agli uomini che le amano davvero. Ci sono e li vogliamo accanto a noi e contro chi pensa di poterci disprezzare impunemente, coperto da una inaccettabile congiura del silenzio.
Anna Falcone
Responsabile Pari Opportunità Partito Socialista
senno di poi... Bibiana avevi ragione!
20MINUTOS.ES. 20.05.2008
Las palabras de la ministra de Igualdad, Bibiana Aído, han sentado como un tiro en Italia. Aído dijo en una entrevista concedida al diario El País que le pagaría un psiquiatra a Berlusconi, "aunque no sé si sería demasiado efectivo" porque "le harían falta muchas sesiones".
En Italia no han gustado nada estas declaraciones y la prensa transalpina ha cargado duramente contra la joven ministra, "que se ha permitido decir que le pagaría un psiquiatra a Berlusconi".
La Repubblica califica estas palabras de "nuevo ataque a Italia" por parte de España mientras que el Corriere della sera subraya que "prosigue la polémica" entre ambos países.
Mientras tanto, el ministro italiano para las Políticas Comunitarias, Andrea Ronchi, que viajará a Madrid el miércoles o el jueves para explicar la política de inmigración y seguridad del Gobierno italiano, ha declarado que Zapatero debería distanciarse del "bajo tono" de Aído.
Las ministras italianas, desafortunadas
Berlusconi, que no cree el Gobierno rosa de Zapatero, cuenta con sólo cuatro ministras, cuyas últimas declaraciones no han sido especialmente afortunadas. La benjamina del Ejecutivo es Giorgia Meloni, ministra de Juventud, que en una entrevista concedida al diario El País asegura que Italia tiene "espléndidos campamentos de gitanos".
Cuando es reprendida por la entrevistadora, que alega que "son sitios indignos a menudo sin agua ni luz", Meloni apela a que "era una ironía" y que lo que ella quería decir era "equipados".
di marco martellini (vincitore 2009)


