Gli studenti in piazza a Barcellona e a
Madrid come in altre settanta città spagnole – Catalunya, Castilla-La
Mancha, Asturie, Galicia, Andalusia e País Valencià – hanno alzato la
voce contro l’ennesimo taglio all’istruzione pubblica. Dopo i minatori
asturiani, i funzionari pubblici, i pensionati e i cortei organizzati
dai sindacati, questa volta il turno in piazza è quello degli studenti,
dalle scuole superiori fino agli studenti universitari maggiormente
colpiti dai tagli e dal blocco degli assegni di ricerca e delle borse di
studio. Comune denominatore le dimissioni del governo Rajoy definito
dai manifestanti come un esecutivo “al servizio dei banchieri e dei
grandi imprenditori”.
IL MINISTRO, INVESTIRE DI PIU’ NON SIGNIFICA STUDENTI MIGLIORI
– Tohil Delgado, leader del sindacato degli studenti che ha convocato
la marcia pacifica nella capitale Madrid, grida che i veri «né-né» sono
i componenti del governo, non ci lasciano né studiare né lavorare,
quindi se ne vadano a casa presto per il bene degli studenti. Mentre
migliaia di studenti manifestavano per il secondo giorno consecutivo, il
ministro dell’educazione José Ignacio Wert dichiarava che “non c’è
bisogno di investire di più per migliorare il rendimento scolastico,
anzi necessitiamo del contrario. Non è vero che investire di più in
educazione sia sinonimo di avere un sistema scolastico capace di
generare alunni e un domani lavoratori più produttivi. Quello che
dobbiamo fare è migliorare il rendimento scolastico in matematica,
lettura e scrittura perché questo Paese possa aumentare il proprio
rendimento economico”.