18 ottobre 2010

Madrid: donne islamiche a congresso - IV International Congress on Islamic Feminism


Giunto  alla sua quarta edizione, sarà l’occasione per discutere sul femminismo islamico; per raccontare i contesti in cui si muove, dall’Iran all’Europa, dalla Palestina agli Stati Uniti; per dare voce alle donne in lotta e ai loro successi; per analizzare la relazione delle donne islamiche con la religione, la spiritualità e con i propri diritti

Le donne dei cinque continenti si danno appuntamento a Madrid tra il 21 e il 24 di ottobre per interrogarsi sul futuro della lotta per l’uguaglianza di genere nel mondo islamico.  Donne musulmane e non.

Il Congresso, alla sua quarta edizione, sarà l’occasione per discutere sul femminismo islamico; per raccontare i contesti in cui si muove, dall’Iran all’Europa, dalla Palestina agli Stati Uniti; per dare voce alle donne in lotta e ai loro successi; per analizzare la relazione delle donne islamiche con la religione, la spiritualità e con i propri diritti.

Inaugurato dalla Ministra dell’Uguaglianza, Bibiana Aido, a dimostrazione dell’appoggio del governo spagnolo alla lotta per l’uguaglianza, il Congresso ospita partecipanti da Egitto, Palestina, Marocco, Iran, India, Sudafrica, Malesia, Filippine, Indonesia. Si, perchè il femminismo musulmano è un fenomeno globale, spiega Margot Badran,  studiosa egiziana, docente all'Università di Georgetown (Usa) e ideologa del movimento, che viene portato avanti in diversi luoghi nel mondo: lottano le donne musulmane nei loro paesi di origine; ma lottano anche le donne migranti in paesi non musulmani. Usano e producono discorsi di femminismo islamico anche molti che non accettano di essere etichettati o identificati come "femministi islamici", inclusi i musulmani religiosi osservanti, i cosiddetti musulmani secolarizzati, nonché i non musulmani.

D’altronde un movimento che urla l’uguaglianza fra uomini e donne, che “permette” alle donne di essere capi di stato, giudici e ministri è a beneficio di tutte le donne, delle musulmane  e di chi (uomini e donne) vive fianco a fianco con loro. Ovunque.

L’argomento base del femminismo islamico, movimento nato negli anni ‘90, è che il Corano afferma il principio di uguaglianza di tutti gli esseri umani; uguaglianza che è stata impedita o sovvertita da ideologie e pratiche patriarcali. La giurisprudenza musulmana, spiega ancora la studiosa, consolidata nella sua forma classica nel IX secolo, era essa stessa pesantemente saturata dal pensiero patriarcale e dai comportamenti dell’epoca. Il femminismo islamico rimanda direttamente al testo sacro e ne recupera il messaggio di ugualianza, nella speranza, anche, di rivedere quella giurisprudenza ingiusta, perchè l’Islam non condona le pratiche di violenza contro le donne e perchè, quindi, la violenza contro le donne è anti islamica. Nell’approccio al Corano le donne portano la propria interpretazione e si interrogano in quanto donne.

Un messaggio forte, femministe decise e un movimento che ha scatenato non poche incomprensioni, anche interne: alcune donne rivendicano diritti più universali della religione islamica; altre rifiutano il termine femminismo, erroneamente considerato coniato nel mondo occidentale, oggetto di critica per il capitalismo e il neocolonialismo che lo caratterizzano.
Anche per rispondere a queste spaccature è nato il Congresso, che, organizzato dalla Junta Islámica Catalana  (entità religiosa riconosciuta dal Ministero di Giustizia che intende consolidare e promuovere una società pluralista, appoggiare l’emancipazione della comunità islamica e potenziarne l’interazione con la società civile) e la Unión de Mujeres Musulmanas de España (UMME, organizzazione che vuole recuperare e promuovere il protagonismo e i diritti che l’Islam, le Sacre Scritture e Allah riconoscono alle donne), conferma la Spagna come un importante luogo di riferimento internazionale.

Tra gli/le ospiti che interverranno si segnala la presenza di Zahira Kamal, ex Ministra delle Donne in Palestina, l’egiziana Oumaima Abou Bakr, il marocchino Abdessamad Dialmy, le iraniane Ziba Mir Hosseini, Fariba Alasvand e Nahid Tavassoli, Daisy Khan, Direttrice Esecutiva della Società Americana per la Promozione dei Musulmani (ASMA), che sta seguendo la  costruzione della moschea a New York.

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