27 marzo 2012

Rimane MUCHO PSOE POR HACER


Dopo 520 anni dalla conclusione, il 25 marzo 2012 in Spagna inizia una nuova Reconquista. Il Partido Socialista Spagnolo rialza finalmente la testa. Geograficamente le regioni interessate sono sempre le stesse, le Asturie prima regione dove anche nel 708 iniziò la reconquista e l’Andalusia dove terminò nel 1492. Parallelismi storici a parte, per il PSOE questa è la prima buona notte elettorale dal maggio del 2011 (elezioni amministrative), torna ad essere il primo partito nel Principato delle Asturie con 16 seggi ottenuti dalla lista socialista del candidato Javier Fernandez, mentre in Andalusia, grazie a un governo di coalizione si conferma presidente de la Junta (il governo andaluso) il presidente del PSOE – Andalusia  José Antonio Griñan.
In casa del PP però si festeggia comunque, per la prima volta nella storia democratica di Spagna, il Partido Popular è riuscito a vincere con 50 seggi le elezioni in Andalusia, storico bastione socialista, certo una vittoria amarissima, ben lontana dalla maggioranza assoluta (dei 55 seggi) data per certa anche degli exit poll diffusi da Canal Sur alla chiusura delle urne. Il conteggio delle schede, che è iniziato stranamente con un’ora di ritardo, non è stato certo adatto ai deboli di cuore. Urne chiuse quindi, exit poll che davano il PSOE affondato e la cartina di Spagna completamente azzurra in mano al PP, sino a quando la tv di stato spagnola TVE non inizia a trasmettere i dati ufficiali dei seggi scrutinati, ed ecco il primo colpo di scena, il PSOE raggiunge quota 54 seggi in Andalusia a un soffio dalla maggioranza assoluta, ma eravamo solo all’inizio. Poco a poco che i dati ufficiali venivano diffusi il PP continuava la sua marcia verso il recupero dei voti, con la metà dei seggi registrati e ufficializzati il PSOE ancora si attestava su i 51 seggi al governo andaluso, il PP 48 e IU (sinistra unita) 10. Si è aspettato solo fino al 72% delle sezioni scrutinate per vedere che i Popolari avrebbero ottenuto poi la vittoria delle elezioni andaluse ma non la guida della Junta.

14 marzo 2012

Paese scandalo in Spagna: mantiene il nome del dittatore Franco

A settantcinque anni dal colpo di stato, seppur stampato sul cartello che da’ il benvenuto nel Paese di Guadiana, Francisco Franco “El Caudillo de España” torna alla ribalta delle cronache. Il paese di Guadiana del Caudillo, provincia di Badajoz, in Estremadura, conserverà il suo nome dedicato al dittatore Francisco Franco, nonostante violi la legge di memoria storica. Legge voluta e approvata dai socialisti, sempre con il voto “en contra” dei Popolari oggi al governo. 
E’ quanto hanno deciso domenica in un referendum gli abitanti del Comune. Sono 2.530 persone che continueranno a portare El Caudillo nei propri documenti. “Degli 817 che ieri si sono recati alle urne, ben 495 hanno votato a favore della conservazione del nome per esteso, Guardiana del Caudillo appunto, mentre altri 310 hanno votato per la sola denominazione di Guadiana, 4 nulli e 2 in bianco”: questo è quanto dichiarato dal sindaco Antonio Pozo del Partido Popular. Il partito è erede diretto di Alianza Popular  coalizione conservatrice e dichiaratamente post franchista, nata nel 1976 da Manuel Fraga ex ministro del governo di Francisco Franco.
La partecipazione al voto durante il referendum locale ha registrato un’affluenza eccezionale; dati alla mano, quella di domenica è stata superiore a quella delle ultime elezioni europee. I partiti di sinistra, PSOE e Izquierda Unida (Sinistra Unita), che potevano contare sull’appoggio esterno dell’Associazione per il recupero della memoria storica dell’Estremadura (ARMHEX), avevano fatto appello alla popolazione di disertare il referendum e a tutti coloro che si dichiaravano contrari al nome di Guadiana del Caudillo, considerando la denominazione illegale, perché in violazione di quanto disposto della legge sulla memoria storica.
La Legge della memoria storica, approvata nel 2007 dal primo governo Zapatero, ha permesso allo stato spagnolo di ristabilire un equilibrio, la normativa prevede la rimozione di tutti i monumenti e simboli del franchismo da piazze, strade ed edifici pubblici e di riconoscere il ruolo delle formazioni democratiche nella storia drammatica della guerra civile. Portando anche alla luce la pratica delle fosse comuni. Un aspetto dettagliato, approfondito, minuzioso della repressione franchista, programmato con feroce anticipo e portato avanti per decenni fino a raggiungere decine di migliaia di morti, numeri quelli delle fosse civili spagnole che oramai in molti definiscono come un vero genocidio.
Dal 1976 i parenti delle vittime hanno cercato in ogni modo di recuperare i resti dei caduti per mano della “repressione chirurgica” di Francisco Franco. L’esito del voto del referendum di domenica non può diventare un metro per misurare un nuovo rigurgito di fascismo, ma lascia comunque pensare che la situazione politica e del pensiero democratico spagnolo si stia scollando dalla storia democratica degli ultimi anni.

pubblicato su Avantionline