24 febbraio 2012

è amore tra Monti e Rajoy

Tra Monti e Rajoy è amore a prima vista: «Governo breve per un obiettivo lungo»
su Avanti on line
 


Archiviati i vecchi vertici Italia – Spagna dell’era Berlusconi, Zapatero a suon gossip, imbarazzanti conferenze stampa  “scosciate” (s)battute in faccia alle allora ministre spagnole della Difesa e dell’Economia Chacon e Salgado come quella alla Maddalena, fino all’ultimo incontro nel giugno 2010 nel quale Berlusconi abbandonò a sorpresa Zapatero subito dopo le consuete dichiarazioni congiunte. I tempi come gli attori sono cambiati, dal 16 novembre in Italia con l’insediamento del Governo Monti e in Spagna quattro giorni dopo con la schiacciante vittoria dei conservatori del Partido Popular sul PSOE. Vertici quelli tra Silvio e José Luis che verranno ricordati più per la spiazzante differenza politica e personale tra i due primi ministri scandita dai fuori programma nostrani che per la parte istituzionale, per lasciare il palco a quelli tra Mario e Mariano.

INTESA TRA PREMIER – Le differenze e le distanze politiche tra Italia e Spagna si sono quindi accorciate, tanto che la prima volta di Mariano Rajoy in terra italiana è stata, a differenza di quello che sta accandendo in queste ore in Spagna, una vero successo. «Italia e Spagna sono due paesi naturalmente vicini. Sono due paesi molto uniti dal punto di vista economico è c’é grande convergenza tra Roma e Madrid». Quanto affermato dal premier Mario Monti al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con l’omologo spagnolo Rajoy. «Sono positivamente impressionato dalla riforma del sistema bancario e del mercato del lavoro, in tema di lavoro Italia e Spagna hanno molto da imparare l’uno dall’altro». Afferma convinto il premier italiano, forse ignorando che solo sabato scorso in cinquantasette città spagnole centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza contro la riforma del mercato lavoro, e la politica economica messa in atto dal gonverno conservatore. Monti ha suggerito a Rajoy di «avviare un contatto diretto, a livello di tecnici, per uno scambio» di informazioni ed esperienze sul «mercato del lavoro» perché «credo che abbiamo molto da imparare» l’uno dall’altro «benché le sfide non siano esattamente le stesse». 

09 febbraio 2012

Spagna, Garzon sospeso per 11 anni

(AGI) Madrid - Il giudice spagnolo Balthasar Garzon e' stato condannato ad 11 anni di interdizione per aver intercettato illegalmente gli avvocati e i loro assistiti implicati nel cosiddetto Caso Gurtel, una presunta rete di uomini coinvolti in episodi di corruzione legati al Partito Popolare spagnolo. Come pena accesoria, Garzon, che era gia' stato sospeso, e' stato espulso dall'ordine giudiziario. 

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08 febbraio 2012

La scalata di una femminista al Partito socialista spagnolo


Per molti rimane l’artefice della peggior campagna elettorale del PSOE e il volto della sconfitta socialista nelle elezioni amministrative del maggio 2001, fu lei la prima a dare l’annuncio della disfatta, ma Elena Valenciano (madrilena classe 1960) è diventata la prima donna numero due del Partito Socialista Operaio Spagnolo, nominata vicesegretaria generale dal 38° Congresso celebrato a Siviglia dal 3 al 5 febbraio.
FEMMINISTA - Femminista fino al midollo, Elena Valenciano ha rotto, o almeno incrinato, il tetto di cristallo del suo partito. In 132 anni di storia, nessuna donna era mai riuscita ad arrivare cosi in alto, Carmen Garcia Bloise nel 1979 e Leire Pajín nel 2008 si fermarono solo al terzo posto come segretarie di organizzazione. Innegabile che a questo giro, almeno dal punto di vista di genere con la candidatura di Carme Chacòn si pretendeva rompere altri schemi e infrangere definitivamente il tetto di cristallo, l’obiettivo era prendere le redini di un partito dalla segreteria generale.
LA SCALATA – La nomina della Valenciano, non ha sorpreso nessuno né dentro né fuori lo staff di Alfredo Perez Rubalcaba neo segretario, affiliata alla Juventudes Socialista nel1975 ha continuato a scalare la montagna socialista partendo come centralinista alla sede madrilena di calle Ferraz (messa al lavoro perché in grado di parlare perfettamente inglese e capace di difendersi con il francese) era lei di turno al centralino quando il 23 febbraio 1981 Antonio Tejero prese d’assaltola Camera, e il telefono della sede iniziò a scottare per il numero di chiamate provenienti da fuori Spagna in cerca di notizie su un evento diventato storia nazionale.

Il TATUAGGIO – Studi presso il liceo francese di Madrid, figlia della trasgressiva “movida madrilena” degli anni ’80, ha aspettato i quarant’anni per tatuarsi una farfalla sulla spalla, un atto impulsivo per verificare le condizioni igieniche del negozio del tatuatore dove aveva accompagnato la figlia allora sedicenne,  per la troppa dedizione al PSOE non ha mai completato gli studi in diritto e scienze politiche, come si legge nella sua biografia, il partito ha occupato uno spazio importante, dovendo relegare a un sogno l’attività di scrittrice che oggi svolge solo sul suo blog, divorziata ora sposata con un “uomo molto bello” come non si stanca di ripetere, sul suo profilo twitter uno dei più attivi di Spagna, si definisce “feminista, socialista, mediterránea y madre”
PASSATO NASCOSTO – Una descrizione che lascia trapelare che una passione quella per la politica e il suo partito è da conciliare con la sua priorità principale, la famiglia, dalla quale vive lontana per molti giorni al mese, il marito e il figlio più piccolo vivono ad Altea (Alicante). Quello che non dice (e del quale si sa poco) è il suo recente passato nello staff di Josep Borrell all’epoca della candidatura a Presidente del Governo, una dimostrazione chela Valenciano normalmente riesce a puntare sul candidato vincente. Dal 1999 al 2008 è stata eurodeputata, nel 2007 dopo Trinidad Jimenez diventa segretaria per le politiche internazionale del PSOE, concluso il mandato a Bruxelles, rientra in Spagna come candidata alle elezioni politiche del 2008.

06 febbraio 2012

Rubalcaba è la risposta socialista. Chacon era la soluzione

Se il discorso di presentazione fu per Zapatero la chiave per la sua straordinaria vittoria al 35° Congresso del PSOE, quello di Carme Chacón quarantenne catalana aspirante leader dei socialisti spagnoli, undici anni dopo, è stato fondamentale per la sua sconfitta come candidata al 38° Congresso, quello della Respuesta Socialista.
Dopo il discorso fermo e solido di Alfredo Perez Rubalcaba, sull’eredità socialista da Pablo Iglesias a Zapatero alle bordate contro la Santa Sede, a prendere parola è Carme Chacón, poche frasi per prendere la mira al cuore ed entusiasmare la platea, per accendere l’entusiasmo dei militanti. Un discorso anche il suo socialdemocratico e coerente, un grido di coesione e coerenza dopo i primi fragorosi applausi, molti hanno seguito il discorso in piedi, un entusiasmo vero e passionale quello innescato della Chacón un discorso da atto elettorale, che l’ha portata a strafare, polarizzando verso Rubalcaba i voti dei delegati indecisi ma che avrebbe attirato gli elettori.
Con una differenza risicata di preferenze Rubalcaba 487 , Chacón 465 (bianche 2, una sola nulla) il  PSOE ha deciso di non correre rischi, scegliendo di puntare sul sicuro contro una speranza di costruttiva “rottura”. I 956 delegati socialisti hanno optato per l'esperienza e la professionalità, di fronte alla promessa, così il PSOE che si è riunito a Siviglia dal 3 al 5 febbraio ha dato la vittoria al sessantenne cantabro Alfredo Perez Rubalcaba per tornare ai gloriosi anni ’80, unica via di cambiamento di fronte alla scelta di fare un passo deciso del futuro.
Per il postZapatero ha prevalso la nostalgia dell’epoca preZapatero. Rubalcaba il “numero due”, per la prima volta nella sua vita, più di metà dedicata al PSOE, è da oggi il numero uno. Non più portavoce di Felipe Gonzalez, ne vicepresidente e ministro dell’interno di Zapatero capace di sconfiggere l’ETA , ne candidato naturale del suo partito (abortendo la candidatura della stessa Chacón) nelle terribili elezioni anticipate del 20 novembre scorso.  
Sicuramente Carme Chacón e i suoi sostenitori sono rimasti coinvolti in un miraggio frutto dell’entusiasmo e della voglia di affermarsi su uno stile che nelle ultime due tornate elettorali ha portato solo a rovinose sconfitte, scontratosi con l’analisi razionale, la situazione interna del partito e il potere dell’apparato politico del suo avversario.
La vittoria della Chacón sarebbe stata una rivoluzione interna troppo grande per un PSOE in queste condizioni.
Il partito che esce dal 38 Congresso è un PSOE inevitabilmente spaccato in due, almeno a caldo dello scrutinio dei voti, Rubalcaba non è un leader alla Zapatero, manca del carisma capace di svegliare entusiasmo negli spagnoli, negli spagnoli di sinistra riversati in altri partiti e nei socialisti senza tessera del PSOE.
È presto per sapere se il conclave di Siviglia sarà quello capace di imporre una nuova forma al PSOE d’opposizione al governo del PP di Rajoy, o se ci sarà un nuovo scontro al momento di scegliere o convocare le tanto annunciate (dalla Chacón) primarie per la nomina del prossimo candidato alla Presidenza del Governo. Nessuno, a poche ore dalla meritata vittoria di Rubalcaba, saprà come evolveranno le spaccature tra Rubalcabiani e Chaconisti e le ferite aperte nei mesi di una debole campagna precongressuale, focalizzata su due programmi simili inversamente proporzionali alle differenze, senza soffermarsi al genere di appartenenza, tra i due candidati.
Il 25 marzo, è a un giro di pagina di calendario, data decisiva per le elezioni nel Principato delle Asturie crollato dopo sei mesi di gestione autonomicocentrista e soprattutto per quelle andaluse bastione storicamente socialista, ma questo Rubalcaba neosegretario generale sembra programmato per sopravvivere con esperienza alle sconfitte annunciate.

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Femminista fino al midollo, Elena Valenciano ha rotto il tetto di cristallo del PSOE. Con 132 anni di storia, nessuna donna era mai riuscita a diventare LA NUMERO DUE. Carmen Garcia Bloise nel 1979 e Leire Pajín nel 2008 si fermarono solo al terzo posto come segretarie di organizzazione.


Anche se è vero che a questo giro si pretendeva rompere altro e altro di più complicato, l'obiettivo era prendere le redini di un partito dalla segreteria generale.

05 febbraio 2012

il "nuovo" PSOE che parte da Siviglia

- Presidente: Jose Antonio Griñán
- Segretario General: Alfredo Pérez Rubalcaba
- Vicesegretaria General: Elena Valeciano
- Segretario di organizzazione : Óscar Lopez
- Segretaria Uguaglianza: Purificación Causapié
- Segretario Relazioni Politiche: Patxi Lopez
- Segretaria Economia e Lavoro: Inmaculada Rodríguez-Piñero
- Segretario Relazioni Internazionale, Politiche Autonomiche: Antonio Hernando
- Segretaria  Partecipazione, Reti e Innovazione: María González
- Segretaria Cittadinanza: Gaspar Zarrías
- Segretario attuazione del programma: Jesús Caldera
- Segretaria Politiche Sociali: Trinidad Jiménez
- Segretaria Educazione e Cultura: María del Mar Villafranca Jiménez
- Segretaria Territorio e sostenibilità : Hugo Motrán
- Segretario di Formazione: Rafael Simancas
- Segreteria UE: Juan Moscoso
- Segretaria Cooperazione : Marisol Pérez
- Segretaria Immigrazione: Carmela Silva
Eduardo Madina Jaime Lissavetzky Emiliiano García Page Sergio Gutiérrez Carlos Pérez Carolina Darías José Zaragoza Francina Armengol María Teresa Noguera José Miguel Rodríguez Esperanza Estévez Alejandro Soler Maria Gámez Javier Fernández María José Fernández Carmen Montón Crisitina Maestre Maru Menéndez Patxi Vázquez Lola Gorostiaga

Rubalcaba è la risposta socialista

A Siviglia si chiude l’era Zapatero dopo undici anni alla guida del PSOE.
Con una differenza risicata di preferenze Rubalcaba 487 , Chacón 465 (bianche 2, una sola nulla) il PSOE ha deciso di non correre rischi, scegliendo di puntare sul sicuro contro una speranza di costruttiva “rottura”. I 956 delegati socialisti hanno optato per l’esperienza e la professionalità, di fronte alla promessa, così il PSOE che si è riunito a Siviglia dal 3 al 5 febbraio ha dato la vittoria al sessantenne cantabro Alfredo Perez Rubalcaba per tornare ai gloriosi anni ’80, unica via di cambiamento di fronte alla scelta di fare un passo deciso del futuro.
Addio Zapatero, niente rottura con l’arrivo di Carme Chacon ma Adelante con Alfredo.
Quell’ Alfredo Perez Rubalcaba il “numero due”, per la prima volta nella sua vita, più di metà dedicata al PSOE, è da oggi il numero uno. Non più portavoce di Felipe Gonzalez, ne vicepresidente e ministro dell’interno di Zapatero capace di sconfiggere l’ETA, ne candidato naturale del suo partito (abortendo la candidatura della stessa Chacón) nelle terribili elezioni anticipate del 20 novembre scorso.
Per colpa d’Alfredo e per un suo discorso troppo Zapaterista al grido, di se diciamo sinistra facciamo la sinistra, Carme Chacon mette (per ora da parte) l’aspirazione a diventare la prima leader donna dei socialisti spagnoli. Un discorso il suo non poi così distante da quello del suo candidato, ma decisamente più coinvolgente, de corazon. Se l’era Zapatero iniziò grazie al suo discorso di presentazione ai delegati, quello della Chacòn è stato la causa della sua sconfitta
Ha perso perché troppo brava, non è una buona spiegazione, ha perso forse perché dall’altra parte c’era un Rubalcaba solido e con l’apparato del partito dalla sua, e perché il discorso della Chavon era un vero discorso elettorale sprecato di fronte ai delegati del suo partito.
Non solo c’è solo “molto PSOE da fare” come da titolo azzeccatissimo (il titolo) del programma della candidata Chacon, che in molti (troppi) punti era uguale a quello dell’avversario Rubalcaba. C’è da fare un discorso di governo di sinistra, un discorso socialdemocratico capace di dare risposte davanti e oltre la crisi.
È molto importante non solo il PSOE che si farà in questi giorni di congresso ma il cammino che il PSOE vorrà intraprendere, indipendentemente dal nuovo gruppo dirigente che ne uscirà, l’importanza di segnare un cammino è solo nella politica che rappresenta.
È presto per sapere se il conclave di Siviglia sarà quello capace di imporre una nuova forma al PSOE d’opposizione al governo del PP di Rajoy, o se ci sarà un nuovo scontro al momento di scegliere o convocare le tanto annunciate (dalla Chacón) primarie per la nomina del prossimo candidato alla Presidenza del Governo.