28 luglio 2010

se mi molli ti ammazzo! (2)


aggiornamento
Silvana e Rita, madre e figlia la sorella Vincenza è stata ferita ed è in gravissime condizioni.
i giornali anche questa volta titolano "Dramma della gelosia" o " Uccise per amore".
Una relazione sentimentale finita, e lui che non si rassegna. Questo il motivo all'origine del gesto compiuto da un uomo che nel primo pomeriggio di oggi è entrato in un appartamento e ha sparato uccidendo due donne e ferendone un'altra. Teatro della follia, una casa di Loreto, la cittadina in provincia di Ancona. Dopo il duplice omicidio, l'uomo si è dato alla fuga, ma poche ore dopo si è consegnato alle forze dell'ordine. "Ho perso la testa, non so neppure io cosa ho fatto", sono state le prime parole che ha pronunciato consegnandosi ai carabinieri della stazione di Numana.

Katerina Marcovic, 24 anni
, originaria della ex Jugoslavia uccisa a coltellate insieme al suo nuovo compagno Salvatore Ciantia, 28enne siciliano. Entrambi uccisi a Ceva (Cuneo) dall'ex di lei, Zoran Yoksimovic, 28 anni, cittadino croato che, probabilmente, non aveva accettato la nuova relazione. L'uomo poi si è tolto la vita.

Ad Angri, in provincia di Salerno, è stato arrestato un operaio ucraino di 51 anni accusato di aver tentato di bruciare viva la ex moglie. Separato da tre mesi Valeriy Bilyayev, era andato dalla donna per cercare di riallacciare il rapporto. Respinto, l'ha aggredita violentemente con calci e pugni, trascinandola in cucina dove, dopo con la fiamma della bombola del gas, ha cercato di darle fuoco. La donna ha ustioni sul 60% del corpo ed è ricoverata in prognosi riservata.

A Morfasso, in provincia di Piacenza, è stato invece fermato il presunto responsabile dell'omicidio di Chiara Brandonisio, 34 anni, uccisa a sprangate a Bari l'8 luglio. Domenico Iania, 52 anni, è stato rintracciato dagli agenti delle Questure di Bari e Piacenza nei pressi della sua abitazione e non ha opposto resistenza. Chiara, uccisa mentre andava al lavoro

Lunedì 12 a Napoli un altro caso. Una donna di 42 anni accoltellata dal marito, Giovanni Esposito, di 46 anni nella centralissima via Depretis. Il tentato omicidio dopo l'ennesima lite scatenata dalla volontà della donna di separarsi.



E la scia è ancora lunga. L'11 luglio a Mestre Eleonora Noventa, di appena 16 anni, viene uccisa dell'ex fidanzato Fabio Riccato di 30 anni che poi si è spaato. L'uomo, che si era appena laureato in biologia con il massimo dei voti, non accettava di essere stato lasciato dalla ragazzina

Qualche giorno prima, il 4 luglio, la bancaria e giornalista Anna Maria Tarantino, 44 anni, viene massacrata di botte e poi strangolata a Roma da Leopoldo Ferrucci, un operaio di 42 che poi confessa di aver perso la testa perché respinto dalla donna.

Il 3 luglio a Cremona viene uccisa Debora Palazzo, 19 anni. Avrebbe dovuto sostenere l'esame orale della maturità entro qualche giorno. Non ha fatto in tempo perché il suo ex fidanzato Riccardo Regazzetti, autotrasportatore di 28 anni, le spara tre colpi di pistola. Debora voleva lasciarlo perché non sopportava le continue scenate di gelosia. I due si erano incontrati per chiarirsi, probabilmente una lite e poi lui l'ha uccisa prima di puntare l'arma contro di sé e farla finita. Ha lasciato un biglietto: "E' l'unico modo per restare insieme. O con me o con nessun altro".



Qualche giorno prima, il 30 giugno, a colpire è Gaetano De Carlo, carrozziere di 54 anni, indagato per stalking. Uccide due ex tra Torino e Cremona prima di togliersi la vita. La prima vittima è la sua ultima fiamma Maria Montanaro, 36 anni. Lo aveva lasciato pochi giorni prima. Le spara alla testa, poi la fuga verso Rivolta d'Adda dove vive Sonia Balcone. I due si erano lasciati anni prima, lei si era sposata e rifatta una vita ma l'uomo non aveva mai accettato la separazione e continuava a perseguitarla. Sonia lo aveva denunciato almeno sette volte. Gaetano De Carlo era stato rinviato a giudizio.



Il 3 luglio, infine, viene arrestato in provincia di Novara, Luca Sainaghi, carabiniere di 28 anni. E' lui ad aver ucciso la fidanzata Simona Melchionda, la ragazza di Oleggio di cui non si avevano più notizie dal 6 giugno. Aveva anche partecipato alle ricerche, poi la confessione. E' lui stesso ad indicare il luogo in cui ha gettato il cadavere, una sponda del Ticino, dopo averle sparato con la pistola d'ordinanza. (Apcom)




26 luglio 2010

LUCI E OMBRE DELLA PRESIDENZA DI TURNO SPAGNOLA


Alfonso Botti, docente di Storia Contemporanea presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, propone un interessante bilancio sul semestre spagnolo di presidenza di turno della UE, che si è concluso poche settimane fa.

CENTRO STUDI PROGETTO EUROPEO



Alfonso Botti - 07/ 2010


La sintesi del semestre spagnolo di presidenza di turno della UE appena conclusosi sta in poche parole: enormi aspettative, partenza roboante, navigazione stentata nella tormenta, recupero nelle settimane finali. Zapatero e il suo governo avevano investito molto sull’occasione, alla quale si affidavano per un rilancio d’immagine che servisse anche a distogliere l’attenzione dai problemi interni (economici anzitutto e di crollo della fiducia nella sua leadership). Di qui l’ambizioso programma per il periodo, le cui priorità erano state concordate con l’opposizione popolare: coordinamento delle politiche economiche e fiscali europee, lotta alla disoccupazione, applicazione del trattato di Lisbona, avvio del dibattito sulla Strategia UE 2020. Ad esso si aggiungeva l’enfasi posta sul delicato compito di plasmare un modello di coabitazione, valido per il futuro, con i nuovi vertici della UE entrati in funzione con l’applicazione del trattato di Lisbona. Inovar Europa – questo il lemma scelto dalla presidenza spagnola – sul fronte istituzionale, economico e della politica estera. Con l’aggiunta del proposito di varare una politica comunitaria in materia di diritti di cittadinanza europea, eguaglianza di genere e lotta alla violenza contro le donne. Poi, come si diceva, la navigazione, tormentata fin da subito sulle acque internazionali, con l’immane tragedia di Haiti a cui dover far fronte, il rinvio deciso i primi di febbraio da Obama del vertice Stati Uniti-UE, inizialmente previsto per il mese di maggio, e il mancato vertice dell’Unione per il Mediterraneo. E soprattutto accidentata sulle acque interne con l’accostamento della situazione spagnola a quella greca, la sfiducia dei mercati, il declassamento del paese iberico da parte delle agenzie di rating, che facevano tremare Zapatero, preso tra due fuochi. Da una parte gli scricchiolii dell’economia spagnola, con la necessità di mettere finalmente mano a misure drastiche per fare uscire il paese dalla crisi, dall’altro l’urgenza di svolgere un ruolo nella UE per adottare provvedimenti idonei ad evitare la bancarotta dei paesi dell’Eurozona a rischio di crollo, con relativo effetto domino. A metà della traversata la presidenza spagnola di turno rischiava d’incagliarsi, sul piano internazionale e interno. Indi, il parziale recupero delle ultime settimane, con le severe misure adottate dal governo Zapatero (tagli ai salari del pubblico impiego, congelamento delle pensioni e riduzione degli investimenti pubblici) al fine di ridurre il deficit pubblico di 8 punti sul PIL in quattro anni. A cui si sommava la svolta rappresentata dalle decisioni, tardive ma rilevanti, dell’Ecofin del 9-10 maggio, inerenti le transazioni finanziarie, il più rigoroso coordinamento delle politiche di bilancio, il sostegno ai piani d’austerità dei governi mediterranei, la pubblicazione dei risultati dei test di resistenza delle banche (fortemente voluto dalla Spagna) e il varo dell’Agenda UE 2020. Per concludere con l’appoggio dato dai Ventisette, in particolare da Sarkozy e Merkel, al piano d’austerità spagnolo e con gli elogi alla conduzione del semestre nel Consiglio Europeo del 17 giugno. Un giudizio equanime sul semestre non può prescindere dalla gravità della situazione che la presidenza spagnola si è trovata a dover fronteggiare. Le dimensioni della crisi economica internazionale, le raffiche dei venti euroscettici, le mareggiate identitarie e la ripresa delle correnti nazionaliste, portavano, come mai era avvenuto, il progetto europeo a un passo dal naufragio. Il ritardo di due mesi nell’insediamento della nuova Commissione Barroso rallentava la navigazione. Ridotti l’equipaggio e le provviste in cambusa, dal momento che la presidenza spagnola ha avuto a disposizione solo 40 funzionari (la Svezia ne aveva avuti più del doppio nel 2009), con un bilancio di 55 milioni di euro (un terzo di quanto avuto dalla Francia nel 2008). Alla luce di queste enormi difficoltà e delle reali condizioni in cui la Spagna è giunta alla presidenza di turno, è da riconoscere che la coabitazione con i nuovi vertici europei ha, nel complesso e scontando qualche contraddizione, funzionato; che per quanto tardiva una risposta comunitaria alla crisi greca è stata fornita; che qualche risultato positivo si è ottenuto nel vertice UE-Marocco della prima metà di marzo e soprattutto nei vertici di Santander e Madrid della UE con l’America Latina e i paesi dell’area caraibica di maggio, e pure con la ripresa dei negoziati UE-Mercosur. L’iter che dovrebbe condurre i cittadini europei a poter proporre riforme legislative alla Commissione Europea è stato avviato. La creazione di un Osservatorio Europeo contro la violenza alle donne, e altre iniziative contro la violenza domestica, pure. Di contro il mancato decollo di una politica estera comune appare scarsamente compensato dall’accordo raggiunto il 21 giugno a Madrid sul Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), che l’Europarlamento dovrebbe ratificare in luglio per entrare in vigore entro la fine dell’anno. Così come non c’è chi non veda il minimalismo della nuova agenda Europa 2020. Una postilla su Cuba. Zapatero e il suo ministro degli Esteri Moratinos si erano proposti di premere sulle istituzioni europee per modificare la posizione comune adottata nel 1996 nei riguardi dell’isola caraibica. Una prospettiva che aveva irritato profondamente il Partito Popolare e la stampa, quasi i socialisti volessero sdoganare il regime castrista. Le pressioni della Chiesa cubana, con Moratinos come intermediario che ha condotto alla liberazione di alcuni detenuti politici, seguita dall’ammorbidimento della posizione statunitense, fortemente voluta da Obama, nei confronti del regime cubano, sono un segnale di conforto per la politica estera spagnola. Il problema, tutto e solo politico, è quello di adottare la migliore strategia per favorire il rispetto dei diritti umani e la transizione cubana verso la democrazia. E non è da escludere che, a questo proposito, la diplomazia spagnola faccia tesoro dell’esperienza maturata nel tempo in cui gli ambienti democratici e di sinistra europei cercarono di disincentivare il turismo come strumento di pressione sulla dittatura di Franco, quando oggi tutti riconoscono che furono proprio i flussi turistici uno dei fattori di svecchiamento della mentalità degli spagnoli e del sostegno che la maggioranza di essi diede alla transizione democratica. In conclusione, un ponderato bilancio del semestre presenta luci e ombre. Ciò è quanto riflette anche l’opinione pubblica spagnola, divisa tra la pregiudiziale monocromatica di “ABC”, che ha considerato “grigia” la presidenza spagnola fin dalla presentazione del programma all’Europarlamento e Bruxelles come tomba politica di Zapatero, e il giudizio formulato da “El País” che, dopo aver definito un “calvario” il cammino della presidenza spagnola fino al giro di boa, ha concluso rilasciandole un voto di sufficienza, media tra l’insufficienza ottenuta considerando le aspettative e il buono conquistato guardando la situazione interna di partenza della UE e della Spagna. Più ombre che luci, infine, nella percezione dei cittadini. Il barometro del CIS di giugno ha rilevato che solo il 17,7% degli spagnoli si dice soddisfatto dell’operato della presidenza spagnola, contro il 31,5% di insoddisfatti, mentre secondo un sondaggio effettuato dall’Istituto DYM per conto di "ABC", il 48% degli intervistati disapprova il lavoro svolto dal presidente di turno, con un 13% che ha preferito astenersi dal giudizio. Brown è uscito di scena. Sarkozy naviga in cattive acque. La Merkel ha perso le elezioni regionali in Nord Reno-Westfalia e annaspa vistosamente. Che Zapatero non stia tanto bene, non è un mistero per nessuno. Non lascia, però, l’Unione Europea peggio di come l’aveva trovata e non ritrova una Spagna in condizioni peggiori di come l’aveva lasciata.

Alfonso Botti
(Università di Modena e Reggio Emilia)

22 luglio 2010

Pari opportunità: un risultato ancora da conseguire

di Maria Grazia Caligaris
Socialismo Diritti Riforme

In un Paese normale dove esiste una democrazia compiuta, dove cioè donne e uomini contribuiscono paritariamente con riconosciuta reciproca autorevolezza alla gestione della cosa pubblica, dove il confronto generazionale è considerato una crescita culturale non ci sarebbe bisogno di discutere sull’assegnazione di percentuali all’interno dei partiti per garantire le pari opportunità. Non sarebbe necessario neppure eleggere una responsabile con l’ingrato compito di far valere un principio fondamentale per migliorare la qualità della politica in un’ottica democratica, per favorire la pluralità delle esperienze, per rendere sempre più vicino ai cittadini e ai loro bisogni l’impegno politico.
Affermare il principio di parità tra uomini e donne non è una questione lobbistica di genere ma un valore intrinseco irrinunciabile per una partecipazione pluralista nell’analisi e nella prospettiva di offrire soluzioni ai problemi della società. In un Paese normale e civile le donne non sarebbero considerate abbellimenti per le Istituzioni da collocare in appositi spazi per rendere meno opprimenti i lavori parlamentari. Se l’Italia avesse a cuore il futuro delle generazioni e il superamento dei problemi sociali ed economici punterebbe sui saperi, le conoscenze, le specializzazioni delle donne. Ne promuoverebbe la presenza attiva nei luoghi di decisione.
- leggi tutto qui -

21 luglio 2010

POP PORNO

PORNO FOTOVOLTAICO: RITIRATA A MILAZZO LA PUBBLICITÀ "MONTAMI A COSTO ZERO"

foto: Femminismo a Sud

Fra spot sessista e Berlusconi, fuoco incrociato sulla donna

di Eleonora Ghitto - Cronache Laiche

In una delle sue esilaranti gag, il compianto Walter Chiari tanti anni fa diceva “Posso capire che per pubblicizzare l’intimo femminile si debba per forza vedere il corpo di una donna; per pubblicizzare un profumo necessitano immagini accattivanti e seducenti. Ma per un bullone, signori miei, un bullone, a cosa serve una donna nuda? Ci vorrebbe uno psicopatico delle ferramenta per capire che quella donna ha in mano un bullone…”

Chissà cosa direbbe oggi il grande Walter se si fosse trovato davanti ad un gigantesco manifesto che mostra una donna seminuda in una posizione che invita alla sodomizzazione, con a fianco una scritta a caratteri cubitali “Montami a costo zero”. In questo caso ci vorrebbe uno psicopatico delle energie alternative per capire che quella è una pubblicità di una ditta di Milazzo che installa impianti di energia solare.

Una pubblicità poco intelligente. Non solo perché è volgare e offensiva per le donne (e già questo basterebbe), ma perché, se è ben riuscito il tentativo di attirare l’attenzione, non raggiunge il vero scopo, che dovrebbe essere quello di pubblicizzare la propria attività, la quale passa, inevitabilmente, in secondo piano. Questi tipi di pubblicità, però, di sicuro raggiungono un obiettivo: condizionare e ridisegnare l’evoluzione socio-culturale del mondo in cui viviamo.

E’ innegabile, infatti, che la pubblicità influisca non solo sui nostri consumi, ma anche sui comportamenti e stili di vita. E la pubblicità sessista continua a stereotipare la figura della donna, relegandola al ruolo di “regina della casa” che sguazza fra detersivi, scope elettriche, e vetri splendenti. Questo quando non sono “fatalone tutto sesso e niente cervello”, o maniache del culto della persona, prediligendo in tema di bellezza, di volta in volta, la donna anoressica o quelle tutte tette. Da poco si è pure affacciata la figura della donna manager, veicolata come una sorta di Wonder Woman capace sì di lavorare, ma anche di stirare, ramazzare, accudire i figli e accogliere a braccia aperte, senza un capello fuori posto, il marito con un piatto di tagliatelle fumanti in una mano e una torta nell’altra. Donna evoluta e manager, ma sempre casalinga sottomessa e tuttofare. Per fortuna nella realtà le cose sono diverse: le donne oggi, nonostante molte difficoltà, sono riuscite a rivestire diversi ruoli nella società. Ruoli che però continuano a non essere rappresentati su giornali, riviste o Tv dove continuano a farla da padrone sono foto di donne seminude e di casalinghe soddisfatte dei propri pavimenti lucidi.

La pubblicità sessista, unita a retaggi culturali duri a morire, contribuisce, e non poco, a mettere in pericolo l’uguaglianza di genere; e, al contempo, è volgare e offensiva. Questo tipo d’offesa è talmente reiterato, che è diventato normale quasi per tutti associare alla parola “donna” solo le parole bellezza e avvenenza. E le parole del Premier Berlusconi in visita all’Università telematica Ecampus di Novedrate (Como), ne sono una conferma. Il Premier continua sconsideratamente a offendere Rosy Bindi (e con lei tutte le donne), e a notare non le capacità delle ragazze ma solo la loro bellezza. L’episodio, per la mancanza di stile e la sciatteria comportamentale, si commenta da solo. Ma è sintomatico di un certo tipo di mentalità stratificata, figlia certamente di una sub-cultura, ma anche degli stereotipi che appaiono tra le pagine di giornali e riviste, e sugli schermi delle nostre televisioni ultrapiatte.

E pensare che il 3 settembre 2008 il Parlamento europeo, preoccupato dei messaggi pubblicitari distorti e deleteri dei media che generavano gli stereotipi di genere, ha approvato con 504 voti favorevoli la proposta del deputato svedese Eva Britt Svensson, che impone uno stop alla pubblicità sessista e degradante per le donne.

Di certo l’eco di questa notizia non è arrivata in quel di Milazzo. E il nostro Premier? Lungi da lui l’idea di offendere le donne! Lui le donne le ama…solo quelle belle, ovviamente!

La seduta del Parlamento europeo del 3 settembre 2008: Pubblicità, stop agli stereotipi sulle donne

Eleonora Gitto


13 luglio 2010

se mi molli ti ammazzo! l'estate delle ragazze uccise per amore

Katerina Marcovic, 24 anni, originaria della ex Jugoslavia uccisa a coltellate insieme al suo nuovo compagno Salvatore Ciantia, 28enne siciliano. Entrambi uccisi a Ceva (Cuneo) dall'ex di lei, Zoran Yoksimovic, 28 anni, cittadino croato che, probabilmente, non aveva accettato la nuova relazione. L'uomo poi si è tolto la vita.

Ad Angri, in provincia di Salerno, è stato arrestato un operaio ucraino di 51 anni accusato di aver tentato di bruciare viva la ex moglie. Separato da tre mesi Valeriy Bilyayev, era andato dalla donna per cercare di riallacciare il rapporto. Respinto, l'ha aggredita violentemente con calci e pugni, trascinandola in cucina dove, dopo con la fiamma della bombola del gas, ha cercato di darle fuoco. La donna ha ustioni sul 60% del corpo ed è ricoverata in prognosi riservata.

A Morfasso, in provincia di Piacenza, è stato invece fermato il presunto responsabile dell'omicidio di Chiara Brandonisio, 34 anni, uccisa a sprangate a Bari l'8 luglio. Domenico Iania, 52 anni, è stato rintracciato dagli agenti delle Questure di Bari e Piacenza nei pressi della sua abitazione e non ha opposto resistenza. Chiara, uccisa mentre andava al lavoro

Lunedì 12 a Napoli un altro caso. Una donna di 42 anni accoltellata dal marito, Giovanni Esposito, di 46 anni nella centralissima via Depretis. Il tentato omicidio dopo l'ennesima lite scatenata dalla volontà della donna di separarsi.



E la scia è ancora lunga. L'11 luglio a Mestre Eleonora Noventa, di appena 16 anni, viene uccisa dell'ex fidanzato Fabio Riccato di 30 anni che poi si è spaato. L'uomo, che si era appena laureato in biologia con il massimo dei voti, non accettava di essere stato lasciato dalla ragazzina

Qualche giorno prima, il 4 luglio, la bancaria e giornalista Anna Maria Tarantino, 44 anni, viene massacrata di botte e poi strangolata a Roma da Leopoldo Ferrucci, un operaio di 42 che poi confessa di aver perso la testa perché respinto dalla donna.

Il 3 luglio a Cremona viene uccisa Debora Palazzo, 19 anni. Avrebbe dovuto sostenere l'esame orale della maturità entro qualche giorno. Non ha fatto in tempo perché il suo ex fidanzato Riccardo Regazzetti, autotrasportatore di 28 anni, le spara tre colpi di pistola. Debora voleva lasciarlo perché non sopportava le continue scenate di gelosia. I due si erano incontrati per chiarirsi, probabilmente una lite e poi lui l'ha uccisa prima di puntare l'arma contro di sé e farla finita. Ha lasciato un biglietto: "E' l'unico modo per restare insieme. O con me o con nessun altro".



Qualche giorno prima, il 30 giugno, a colpire è Gaetano De Carlo, carrozziere di 54 anni, indagato per stalking. Uccide due ex tra Torino e Cremona prima di togliersi la vita. La prima vittima è la sua ultima fiamma Maria Montanaro, 36 anni. Lo aveva lasciato pochi giorni prima. Le spara alla testa, poi la fuga verso Rivolta d'Adda dove vive Sonia Balcone. I due si erano lasciati anni prima, lei si era sposata e rifatta una vita ma l'uomo non aveva mai accettato la separazione e continuava a perseguitarla. Sonia lo aveva denunciato almeno sette volte. Gaetano De Carlo era stato rinviato a giudizio.



Il 3 luglio, infine, viene arrestato in provincia di Novara, Luca Sainaghi, carabiniere di 28 anni. E' lui ad aver ucciso la fidanzata Simona Melchionda, la ragazza di Oleggio di cui non si avevano più notizie dal 6 giugno. Aveva anche partecipato alle ricerche, poi la confessione. E' lui stesso ad indicare il luogo in cui ha gettato il cadavere, una sponda del Ticino, dopo averle sparato con la pistola d'ordinanza. (Apcom)



corriere della sera
quelle ragazze uccise dal bisogno di potere.
di Dacia Maraini
la cultura androcentrica si può guarire solo coltivando il rispetto




08 luglio 2010

Il ruolo delle donne nella politica interna e internazionale



Pia Locatelli - Nel centenario dell’8 marzo una sfida globale

Il 2010 è un anno di anniversari importanti nella storia del movimento delle donne: 10 anni dal lancio degli ‘Obiettivi di Sviluppo del Millennio’ che i leader del mondo si sono dati ponendo l’uguaglianza tra donne e uomini come fondamento; 15 anni dalla 4a Conferenza mondiale sulle Donne delle Nazioni Unite che approvò la Piattaforma di Pechino, che coniuga l’uguaglianza di genere con lo sviluppo e la pace. 25 anni dalla Conferenza mondiale di Nairobi che, dalla tenda della pace, lanciò un messaggio di speranza al mondo da un contenente che con fatica tentava di uscire dai numerosi conflitti locali che, intrecciati alla povertà, facevano regredire l’Africa in condizioni di ulteriore miseria. 100 anni dall’istituzione della Giornata internazionale delle Donne, l’8 marzo, che ha un’origine socialista, come del resto il 1° maggio, giornata del lavoro. Furono le donne dell’Internazionale Socialista, nella loro 2a Conferenza a Copenaghen, a proporre che nella prima decade di marzo di ogni anno fosse dedicata una giornata alle donne e al loro impegno per emanciparsi e liberarsi, alle donne di tutto il mondo, e infatti fu definita Giornata internazionale, per segnalare che il cammino di liberazione è storia comune a tutte. Da qualche anno il ritmo della marcia verso la parità ha subito rallentamenti, in qualche caso arresti, a volte anche arretramenti. Questo dimostra che in nessun campo una conquista è raggiunta per sempre, in particolare quando si tratta di diritti delle donne. C’è bisogno di nuova iniziativa, di infondere nuova energia ai movimenti femminili e femministi, e per questa ragione le donne dell’Internazionale Socialista si sono fatte promotrici di una sfida coraggiosa come quella di cento anni fa: proporre alle donne dei partiti, delle associazioni, delle organizzazioni non governative... di incalzare le Nazioni Unite a organizzare una 5a Conferenza mondiale sulle donne. Per ragioni opposte non la vogliono né i conservatori né i progressisti: i conservatori per le ragioni che tutti sappiamo, i progressisti per timore di essere sconfitti dai primi sulle tematiche di genere. Sono passati quindici anni dalla Conferenza mondiale di Pechino, sono emerse nuove sfide che richiedono risposte stringenti ed efficaci, serve soprattutto un nuovo protagonismo delle donne, non più solo destinatarie di politiche ma artefici delle stesse. La Conferenza dovrà far fronte alle più sofisticate forme di violenza come il traffico di donne e bambini, alle nuove pandemie, alle conseguenze sulla vita derivanti dai cambiamenti climatici, alle crisi economiche e finanziarie che rischiano di ripetersi... La Conferenza servirà infine a richiamare l’attenzione del mondo sul potenziale creativo delle donne e sui talenti inutilizzati che rappresentano ma a cui si rinuncia a volte per superficialità e disattenzione, spesso per timore di perdere, condividendolo, il potere e troppo spesso per misoginia.
*Presidente IS Donne


Anna Falcone - Siamo noi la soluzione per uscire dalla crisi

Le donne e i giovani sono la risorsa principale, la chiave di volta per uscire dalla recessione e dalla decadenza sociale, culturale ed economica in cui ci ha spinto la crisi globale. Le esperienza europee più recenti e il lavoro di elaborazione politica del PSE e del PSE-Women hanno da tempo indicato la linea di sviluppo delle politiche di emancipazione, adottando negli ordinamenti a guida socialista un modello di mainstraming di genere che ha trovato nella Spagna socialista, con le prime tre leggi del primo governo Zapatero – “Ley de Igualdad”, “Ley contra la violencia de Género” e “Ley de dependencia” – la sua più moderna ed efficace espressione in termini di risultati. La democrazia paritaria è un’evoluzione sostanziale, un obiettivo non più rinviabile per tutti i modelli ed i partiti socialisti. Le donne socialiste hanno lavorato in questi anni per fare della loro proposta una punta avanzata nel panorama politico italiano, sia circa la partecipazione attiva delle donne alla politica, che nell’elaborazione delle riforme e delle politiche da proiettare nella società per determinarne una evoluzione in senso paritario e non discriminatorio. Il nuovo Statuto del PSI, votato lo scorso anno, contiene la norma più dettagliata, completa ed avanzata fra i partiti italiani in materia di partecipazione equilibrata di entrambi i sessi alla vita del partito ed alle cariche istituzionali interne ed esterne. Gli organismi che saranno eletti nel prossimo Congresso saranno per la prima volta rappresentativi di entrambi i generi in un rapporto non inferiore al 40%-60% ed in una percentuale che dovrà avvicinarsi il più possibile alla rappresentanza paritaria di uomini e donne. Oltre a ciò, troverà finalmente attuazione il vincolo di destinazione del 5% delle risorse alle attività di promozione delle pari opportunità e della partecipazione politica delle donne, già approvata lo scorso anno dalla Direzione Nazionale. L’incontro nazionale delle donne del PSI, tenutosi nel maggio dello scorso anno, e vari altri incontri promossi dalle molte, vive associazioni di donne socialiste, hanno poi rilanciato i temi e campagne su cui concentrare la nostra agenda politica: perequazione nel lavoro e nelle carriere, libertà procreativa, tutela della salute, garanzia dei servizi sociali a sostegno alla maternità e delle fasce più deboli, piena partecipazione delle donne alla vita politica e dei partiti, lotta ad ogni forma di violenza e discriminazione, accesso paritario alla formazione/riqualificazione professionale ed ai mezzi di comunicazione, diritto alla trasmissione del cognome ai figli. Superata questa non semplice fase di costruzione dei presupposti per una piena partecipazione delle donne alla vita del partito, occorre ora passare ai fatti: è tempo che tutto il partito si impegni per rilanciare una nuova stagione di battaglie per i diritti e le libertà delle donne. Il prossimo congresso del PSI sarà occasione per dare contenuto e concretezza al lavoro delle donne socialiste italiane ed alle giuste istanza di piena partecipazione e rilancio di una proposta politica avanzata, centrata sulla priorità condivisa di realizzare finalmente, anche in Italia, una democrazia paritaria che garantisca piena cittadinanza civile, sociale e politica alle donne. Essere parte dell’IS e del PSE, proporsi come unico referente nazionale di quel Socialismo che in Europa e nel mondo è stato ed è fautore delle riforme più lungimiranti e moderne in tema di diritti ed uguaglianza delle donne, deve trovare conferme nelle scelte e nella definizione dell’agenda politica e delle priorità dell’intero PSI. Il II Congresso Nazionale può e deve essere occasione di un salto di qualità, di un moto d’orgoglio, per passare dalle dichiarazioni di intenti ai fatti, per dimostrare - a fronte dei gravissimi attacchi delle politiche di governo alla dignità e alla libertà delle donne - la sostanza, e non solo l’orgoglio nominalistico, dell’essere socialisti. Le donne socialiste lo chiedono e lavoreranno unite nel partito per concretizzare questo obiettivo.


n°22

. y FINAL !







06 luglio 2010

Spagna, ministero dell'uguaglianza crea rete contro la discriminazione


Il Ministerio de Igualdad ha inaugurato oggi una rete informatica per contrastare possibili situazioni di discriminazione per razza o etnia attraverso l'informazione e la sensibilizzazone della società, la nuova rete offrirà appoggio e consulenza alle vittime di casi di discriminazione.

La ministra de Igualdad, Bibiana Aído, ha ricordato che l'iniziativa è realizzata in collaborazione tra il ministero dell'uguaglianza e il Consejo para la Promoción de Igualdad de Trato y No Discriminación para las Personas de Origen Racial o Étnico.

Questa rete, spiega la ministra pretende garantire a tutte le persone la possibilità di giocare un ruolo nella società, un ruolo che può diventare importante solo in una società capace di assicurare uguaglianza di trattamento e di opportunità , l'uguaglianza e la lotta contro la discriminazione sono elementi necessari più che mai, per garantire la coesione e l'intergazione sociale.

La rete, secondo quanto informa il ministero nel comuicato,diffuso nella conferenza stampa permetterà prevenire o contrastare azioni discriminatorie, e attraverso una massicia informazione , sensibilizzare la società, per Aído, la red de servicios di assistenza corrisponde "a una chiara scommessa a favore dei diritti delle persone indipendentemente dalla razza o dall'etnia, una scommessa per garantire diritti e per vivere in una società decente"

05 luglio 2010

Spagna, ridurre gli aborti, la sfida della nuova legge. Abortire non è più un reato

da PeaceReporter
Oggi è entrata in vigore la nuova legge sulla Salute sessuale e riproduttiva che per la prima volta nel paese prevede la legalizzazione dell'interruzione volontaria di gravidanza entro la quattordicesima settimana di gravidanza. Questa legge è un rinnovo di quella emessa nel 1985 che legalizzava l'aborto solo in caso di stupro (entro la ventiduesima settimana), di malformazione del feto (fino alla dodicesima settimana) oppure, motivo usato maggiormente, in caso di rischi per la salute psicofisica della madre. Come nel 1985, anche questa volta il tribunale Costituzionale spagnolo dovrà prendere una decisione sulla costituzionalità della legge, soprattutto dopo aver accettato il ricorso del Partido Popular, e del governo di Navarra.
La possibilita' che le adolescenti di 16-17 anni possano abortire senza il consenso dei genitori, purche' questi ne siano informati, e' uno dei punti piu' contestati della nuova legge, contro la quale i Popolari all'opposizione hanno presentato ricorso.
Per la Cee, la conferenza episcopale spagnola, la legge "impone" la "ideologia abortista e di genere" nel sistema educativo. "E' necessario ricordare che si tratta di una legge obiettivamente incompatibile con la coscienza morale, in particolare cattolica", sottolineano i vescovi in una nota.

- - -

Abortire non è più un reato depenalizzato, diventa diritto 

 
Roma, 5 lug. (Apcom) - Entra in vigore oggi la nuova legge sull'interruzione volontaria di gravidanza in Spagna: le donne di età superiore ai 16 anni potranno abortire entro le prime 14 settimane di gestazione senza fornire alcuna spiegazione. Interrompere volontariamente una gravidanza cessa così di essere un reato, depenalizzato in base ad alcuni presupposti, per trasformarsi in un diritto, esattamente 25 anni dopo l'approvazione della prima normativa, nel 1985. Ma la Corte costituzionale mercoledì scorso ha riconosciuto l'ammissibilità di un ricorso presentato dal Partito popolare - che ha chiesto la sospensione in via cautelativa di otto articoli della legge che violerebbe l'articolo 15 della costituzione sul diritto alla vita - e ha dato a governo e parlamento tre giorni di tempo per presentare i loro argomenti prima che la Corte decida se procedere alla sospensione cautelare della riforma, alla quale si oppone fermamente la chiesa cattolica. La legge prevede inoltre che, in caso di rischio per la salute della donna, sia possibile abortire fino alla 22esima settimana. A partire da questo momento l'intervento sarà permesso solo in caso di gravi malformazioni del feto. Finora in Spagna le donne potevano ricorrere all'interruzione volontaria della gravidanza solo in caso di stupro (fino alla 12esima settimana), di malformazione del feto (22esima) o per grave rischio per la salute della madre (senza limite temporale), motivo al quale si appellava la quasi totalità delle donne, il 96,69% nel 2008.

Spagna, la pillola del giorno dopo
si potrà acquistare senza ricetta 

da Repubblica.it

La decisione del governo Zapatero per arginare il ricorso agli aborti
specie da parte di minorenni. "Per scoraggiarne l'abuso costerà 20 euro"


MADRID - Le farmacie spagnole venderanno liberamente la pillola del giorno dopo, senza più l'obbligo di presentazione di ricetta medica: la decisione è stata annunciata dal ministro della Sanità Trinidad Jimenez e da quello per l'Uguaglianza Bibiana Aido, in una conferenza stampa congiunta. (foto)

 

  • desde Cadiz
Enhorabuena Bibiana
Conocí a Bibiana hace muchos años cuando todavía estaba en Juventudes Socialistas de Cádiz. Hizo carrera apoteósica como Delegada de Cultura, Agencia del Flamenco y con Zapatero ascendió a un puesto que debió producirle el vértigo propio de quien le proponen ser ministra con una edad, digamos cortita y con una experiencia limitada. Ha sido el blanco de la derecha, la diana del Gobierno de Zapatero. Injustamente atacada e incluso insultada por los medios próximos a la Iglesia y la derecha rancia que nos ha tocado en este país. Habrá podido meter la pata en alguna cosa como todos haríamos en nuestro trabajo, ha estado muy "controlada" por la Vicepresidenta, pero hay que ponerse en su lugar, que te llame Zapatero para irte a Madrid con apenas treinta años... (leggi qui)



Video "Debate sobre Ley IVE"
Primera y segunda parte de la intervención de Bibiana Aído Almagro, Ministra de Igualdad, en el Pleno para defender la posición del gobierno sobre el proyecto de Ley Orgánica de Salud Sexual y Reproductiva y de Interrupción Voluntaria del Embarazo, del pasado debate de totalidad del 26 de noviembre de 2009.







02 luglio 2010

Stalking... what else?

di Mario de Santis (resposabile contenuti giornalistci RadioDeejay)

1.Nonostante le leggi, le molestie spesso non vengono prese sul serio. Capita anche che già il maresciallo di turno sia un po' troppo "superficiale" - ho amiche mi hanno raccontato che all'atto della denuncia la risposta era anche "tanto non possiamo fargli niente".


2. la campagna ministeriale per publbicizzare nuove le...ggi e numero verde usa la parola ..."stalking". "Dununcia lo stalking" . ma chi capisce la parola, chi realmente la collega alla "molestia"? non era più semplice mettere "molestia" nei manifesti col numero verde?
o bisogna essere maliziosi e la parola "stalking" è una sorta di freno (la destra vota la legge ma la attenua, nascondendola dietro un verbo inglese..)


3. quanlche giorno fa il settimanale "Chi" ha sospeso la rubrica di Bongiorno-Hunzinker su questi temi (molestie violenza ecc) . Vendetta politca di Signorini. Lui ne dà una motivazione che alla luce di questo episodio è però ancora peggiore della motivazione politica relativa a Fini ecc..e in quanto gay, sorprende: "l'ho chiusa perché non se la filava nessuno, alla gente non frega niente di questi argomenti". Motivo in più per insistere. Invece Signorini ama dire "me ne frego" (Si sa il fenomeno kapò ha avuto precedenti ancor più gravi, ed è facile immaginare con chi schieri Signorini quando aggrediscono una coppia gay).


4. Su repubblica Michele Serra consigliava a Bongiorno e Hunzinker di scegliere meglio il pubblico al quale si vuole parlare. non sono d'accordo, è inutile parlare di stalking alle lettrici dell'Unità o di Repubblica. Il publbico era quelo giusto, ma è chiaro che il consenso si costruisce mica solo con Minzolini. E' il pubblico che non compra i giornali quotidiani quello a cui parlare. Se si smetesse di essere carta-stampata-centrici, sarebbe meglio.