29 giugno 2009

Bebe rompe el silencio...Y punto!!!

(Foto: Jorge París)
da 20minutos.es

DA DOMANI Y.
(y punto)

Y. es un disco raro...
Sí, pero todas las canciones están relacionadas entre ellas, porque estaba escribiendo todo el rato en el mismo viaje. Concebí el disco con estados anímicos diferentes. Un día bailaba en el campo, otro estaba metida en mi cuevita...

¿La palabra feminista se ha quedado anticuada?
Más bien, el concepto. Lo dice mi padre, que a veces las mujeres utilizamos el feminismo y nos ponemos al mismo nivel que los machistas, es un error que te cagas. El feminismo es una lucha que tuvieron una serie de mujeres por una igualdad en ciertas situaciones de la vida, pero luego unos son machos y las otras hembras, eso no hay que olvidarlo.

Y eso que su aspecto ha cambiado.
Ahora me pongo guapa porque es la actitud que tenemos que tener. La mujer es mucho más insegura que el hombre, entonces más vale que nos motivemos, nos hagamos fuertes y nos demos palmaditas.




Bebe tiene 31 años. Nació en Valencia, pero se crió en Extremadura. Ha actuado en películas como La educación de las hadas o Caótica Ana.

25 giugno 2009

Zapatero e i suoi incontri... VAMOS A LA MONCLOA!

El País Semanal ecoge en su próximo número el testimonio de cien ciudadanos, que nos cuentan cómo es su vida en tiempo de crisis.
Il presidente Zapatero ha accolto nella sua residenza alla Moncloa 4 cittadini, per parlare della crisis financiera y de lo que pasa en la vida de todos los dias in questo periodo. Marcela, studentessa universitaria di 22 anni originaria di Granada ma residente a Madrid per terminare gli studi in Architettura (gracias un programa de intercambio con la Universidad de Granada), descrive l'incontro : de una hora que mantuvo con Zapatero el pasado de 12 de junio.

Marcela describe que su encuentro con Zapatero fue "una experiencia que recordará toda la vida" . La estudiante universitaria recuerda que habló con el presidente sobre todo de economía y asegura que se sintió muy cómoda durante todo el encuentro ya que charlar con el presidente fue "como hablar con un profesor con el que tienes confianza".

Link a El Pais per l'anteprima

24 giugno 2009

al voto , al voto!



Lo sfogo di Pasquale Ametrano in Bianco Rosso e Verdone



...Fantozzi partecipò come sempre nell'incertezza , nell'indecisione, e nella paura di sbagliare un'altra volta!!!

Rassegna (ta) dalla stampa

Da El Pais

In italia ci sono più uomini-velini che donne-veline

Critiche velate dal Papa contro il primo ministro

L'enigma Berlusconi


23 giugno 2009

Appello di donne alle first ladies: "Non venite al G8 italiano"

Un reducido grupo de profesoras universitarias italianas, "profundamente indignadas por la forma en que el jefe de Gobierno, Silvio Berlusconi, trata a las mujeres en la esfera pública y la privada", ha lanzado un manifiesto en el que piden a las primeras damas de los países invitados al G-8 que renuncien a acudir a la cumbre que se celebrará en L'Aquila entre el 8 y el 10 de julio.

Siamo profondamente indignate, come donne impegnate nel mondo dell’università e della cultura, per il modo in cui il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, tratta le donne sulla scena pubblica e privata.

Non ci riferiamo solo alle vicende relazionali del premier, che trascendono la sfera personale e assumono un significato pubblico, ma soprattutto alle modalità di reclutamento del personale politico e ai comportamenti e discorsi sessisti che delegittimano con perversa e ilare sistematicità la presenza femminile sulla scena sociale e istituzionale. Questi comportamenti, gravi sul piano morale, civile, culturale, minano la dignità delle donne e incidono negativamente sui percorsi di autonomia e affermazione femminili.

Il controllo che Berlusconi esercita sulla grande maggioranza dei media italiani, in spregio a ogni regola democratica, limita pesantemente le possibilità di esprimere dissenso e critica. Risulta difficile, quindi, far emergere l’insofferenza di tante donne che non si riconoscono nell’immagine femminile trasmessa dal premier e da chi gli sta intorno.

Come cittadine italiane, europee e del mondo, rivolgiamo un appello alle first ladies dei paesi coinvolti nel prossimo G8 dell’Aquila perché disertino l’appuntamento italiano, per affermare con forza che la delegittimazione della donna in un paese offende e colpisce le donne di tutti i paesi.

Chiara Volpato (Professore Ordinario – Università di Milano-Bicocca)
Angelica Mucchi Faina (Professore Ordinario – Università di Perugia)
Anne Maass (Professore Ordinario – Università di Padova)
Marcella Ravenna (Professore Ordinario – Università di Ferrara)


(22 giugno 2009)

19 giugno 2009

Doppio Cognome (spagna)


da Italiani a Madrid 7settembre2008

José María González Martínez, María Pilar Fernández de la Cuesta Gálvez, Felipe Vincente Del Carmen. Ma perché i cognomi degli spagnoli sono cosí lunghi? Perché la maggior parte finiscono in -ez? ...I cognomi, come i matrimoni, non sono antichissimi. Entrambi erano cose “da ricchi”…Bisognava mantenere il patrimonio in familia (matrimonio) e distiguersi dagl’altri (cognomi)! Oggi giorno invece, una vita senza matrimonio sarebbe quasi impensabile, almeno per molti, e una persona senza cognome, impossibile!

Se in Italia, i figli nati da coppie legalmente sposate prendono automaticamente il cognome del padre, in Spagna e nei paesi ispano-americani i figli assumono sia il primo cognome del padre che il primo della madre, eccetto in Argentina (l’influenza dell’Italia?) e in Ecuador, dove i figli assumono solo il cognome paterno. In altri stati, come per esempio Portogallo e Brasile i figli assumono, nell’ordine, il primo cognome della madre e il primo cognome del padre. In altri ancora i figli prendono solo il cognome della madre. Questa opzione, a mio parere, sarebbe la più logica, giacchè la maternità è molto meno incerta della paternità.

Però si sa, ad un certo punto della un certo punto della storia dell’umanità. l’uomo cominciò a mantenere

la famiglia, e si decise, in molte società, di dare ai propri figli solo il cognome del padre! Come nel caso dell’Italia.

Comunque un “fifty-fifty”, come nel caso della Spagna, mi sembra un’ottima soluzione.

Come detto sopra, il primo cognome di uno spagnolo è il primo cognome di suo padre, il secondo cognome è il primo della madre, il terzo è il secondo del padre e il quarto il secondo della madre e cosí via. Se prendiamo a mo’ di esempio “Felipe Vicente Del Carmen”, “Vicente” è il primo cognome del padre e “Del Carmen”, il primo cognome della madre. Se il padre di Felipe di cognome fa “Vincente López” e la madre “Del Carmen Álvarez”, la sucessione dei cognomi di Felipe è la seguente: “Vicente Del Carmen López Álvarez”, anche se poi si registrano solo i primi due. Comunque, dal 1999, un cittadino spagnolo può scegliere se invertire o meno l’ordine dei cognomi, ovvero, mettere prima quello della madre e poi quello del padre.

Ovviamente se ci sono divorzi di mezzo, abbandono del tetto coniugale del padre o della madre, dubbi circa la paternità, beh, le cose si complicano!

Un’altra cosa curiosa, è che sulle carte di identità spagnole una persona non è semplicemente il suo nome e cognome, ma pure i suoi genitori. Prendiamo il nostro Felipe. Sulla sua carta d’identità appariranno, tra altri dati, i seguenti:

Nombre: Felipe1º Apellido: Vicente2º Apellido: Del Carmen

Hijo de Carlos Vicente López y María José Del Carmen Álvarez

17 giugno 2009

Gender Digital Divide

Da Amanece en Cadiz (blog Bibiana Aido)


Non possiamo comprendere il mondo attuale senza le tecnologie della informazione e della comunicazione. Non è una mera questione che permette di facilitare le cose, è la possibilità di avanzare verso una società più complessa e interconnessa.
...Negli ultimi anni si sono sviluppati numerosi programmi ed eventi per la promozione dell'uso equo delle tecnologie della informazione e della comunicazione.
...
Stiamo parlando del binomio inclusione-esclusione, di uguaglianza, di sviluppo, benesse e qualità di vita. Questo è possibile se si estende l'accesso alle nuove tecnologie a tutta la popolazione senza esclusioni, a uomini e a donne di tutte le età e livelli di formazione
...Di tutto questo si è parlato nel corso de la "Jornada Parlamentaria sobre la Igualdad en la Sociedad del Conocimiento " organizzata dal gruppo Parlamentare Socialista al Congresso


Documento base della giornata sull'Uguaglianza nella Società della Conoscenza _ Madrid 16 giugno 2009

A la hora de entender el mundo actual no es posible hacerlo sin tener presentes las tecnologías de la información. Vivimos, sin duda, en una sociedad, la de la información, en la que toda la ciudadanía se ha visto involucrada de una u otra forma y en la que hemos sido partícipes y protagonistas del cambio producido. Toda la ciudadanía; jóvenes, mayores, hombres y mujeres somos conscientes de los nuevos retos y oportunidades que aportan las tecnologías de la información y la comunicación a la sociedad en la que vivimos, y por ello; es fundamental, que desde los poderes públicos, se apueste de una forma decidida por seguir avanzando en este ámbito, ya que de su desarrollo depende la calidad de vida y las oportunidades que tengan o no las personas.
La sociedad de la información y el conocimiento y los avances que ha supuesto para nuestra economía, para la mejora de servicios, para la modernización de nuestra Administración y la competitividad de nuestras empresas no debe quedarse en eso. Debemos avanzar más y hacer de las nuevas tecnologías un medio fundamental para el desarrollo de nuestra formación, nuestra capacidad emprendedora y para buscar herramientas de comunicación que permita mejorar, en definitiva, nuestra calidad de vida.
-il testo integrale-

15 giugno 2009

Osservatorio Europeo sulle violenze di genere

La ministra de Igualdad, Bibiana Aído, ha resaltado el lunes que la lucha contra la violencia de género será una de las prioridades de la presidencia española de la UE, durante el primer semestre de 2010.

Asimismo, anunció que el Gobierno propondrá la creación de un Observatorio Europeo contra la Violencia de Género que permita establecer un "diagnóstico común" del problema a nivel comunitario para así poder tomar las medidas necesarias para atajarlo.

"Queremos que la lucha contra la violencia de género, que se ha convertido en una de las prioridades del Gobierno de España, en una de nuestras señas de identidad, podamos extenderla a nivel europeo. Que sea una lucha de toda Europa", subrayó Aído en declaraciones a la prensa tras participar en una conferencia sobre las consecuencias de la crisis económica en la igualdad entre hombres y mujeres organizada por la Comisión.

La ministra de Igualdad afirmó que "este tipo de violencia que se ejerce contra las mujeres por el hecho de ser mujeres se da en todas las sociedades" y que, al tratarse de un "problema global", la UE debe responder de "manera conjunta". "Tenemos que sacarla de una manera definitiva del ámbito privado, como hemos hecho en nuestro país, para convertirla en un problema de ámbito público", señaló.

A su juicio, la creación de un Observatorio Europeo contra la Violencia de Género serviría "para poder tener indicadores comunes" y "medir este problema con parámetros claros a nivel europeo".

España ya recoge y publica todos los datos sobre violencia de género, subrayó Aído, y se ha dotado de una herramienta específica para luchar contra el problema, la Ley Integral contra la Violencia de Género. Pero esto "no sucede en otros países europeos", donde este fenómeno "se disfraza bajo otros problemas" y "no se cuenta de manera específica ni diferenciada la violencia de género", apuntó.

"Es importante que tengamos un diagnóstico común del problema a nivel europeo para poder plantear soluciones también comunes", insistió la ministra de Igualdad. Aseguró que la recogida de todos los datos permite detectar nuevas necesidades y tomar nuevas medidas, como hizo el Gobierno español en 2008 cuando vio que había aumentado el número de mujeres inmigrantes víctimas de la violencia de género y puso en marcha un plan específico.

"Lo fundamental es que tengamos un diagnóstico común a nivel europeo. De ahí la puesta en marcha de ese observatorio europeo contra la violencia de género que esperamos pueda ser una realidad durante la presidencia española", dijo Aído.

-fonte EUROPAPRESS

Comunicato dell'AFFI

Casa Internazionale delle donne di Roma Buon Pastore

Ven alle 20.14
12 giugno 2009
CHI LI FERMERA’ ?


In questa grigia Italia
legislativamente fascistizzata
stanno arrivando le ronde nere .

Legittimati da una legge violenta
votata da questo governo
dal 13 giugno scorazzeranno nelle nostre strade
in divisa “nazista”,
loro,
i patrioti della Guardia Nazionale Italiana.

Sulla manica delle “camice grige”
l’ aquila imperiale romana .
Avranno cinturoni e spallacci neri,
cravatte nere,
pantaloni grigi con banda nera laterale,
basco, anfibi neri
guanti di pelle nera
e grossa torcia elettrica di metallo nero.
Come le SS di orrenda memoria.

Abominio puro !
A quando l’olio di ricino ?

Assisteremo inerti?

Presidenza AFFI

Edda Billi
Irene Giacobbe
M.Gabriella Guidetti

12 giugno 2009

Divorzio alla Spagnola


Una coppia (lei fiorentina, lui spagnolo) ha ottenuto in meno di un anno il cosiddetto 'divorzio breve' senza passare dalla separazione, in virtù dell' applicazione di una legge spagnola decisa dal Tribunale di Firenze. Secondo gli avvocati che hanno diffuso la notizia è la prima volta in Italia. La coppia si era sposata poco più di un anno fa e ha abitato prevalentemente in Spagna. L'unione è presto naufragata e lei è tornata in Italia dove ha chiesto subito il divorzio. «Abbiamo chiesto al giudice l'applicazione della legge spagnola n. 15/2005 - spiega in una nota l'avvocato Iacopo Tozzi che, insieme al collega Marco Antonio Vallini, difende la donna -. Se in Italia per chiedere il divorzio bisogna obbligatoriamente prima ottenere una sentenza di separazione e poi attendere almeno tre anni, in Spagna le nuove leggi permettono di procedere direttamente alla fase finale del procedimento per interrompere un matrimonio». Il giudice di Firenze, con sentenza emessa a neanche un anno dall'inizio della causa, ha accettato la richiesta dei legali e ha disposto l'immediato divorzio.

- leggonline.it_

10 giugno 2009

i malati terminali avranno per legge diritto alla sedazione. (in Andalusia)

- Cuidados paliativos. Conjunto coordinado de intervenciones sanitarias dirigidas a la mejora de la calidad de vida de los pacientes la prevención y el alivio del sufrimiento.

- Limitación del esfuerzo terapéutico. Retirada o no instauración de una medida de soporte vital que, dado el mal pronóstico del paciente constituye algo fútil, que sólo contribuye a prolongar una situación clínica carente de expectativas de mejoría.

- Sedación paliativa. Administración de fármacos para reducir la conciencia de un paciente en situación terminal o de agonía

"El derecho a una vida humana digna no se puede truncar con una muerte indigna". La Junta de Andalucía convirtió ayer este ideal en una premisa recogida por escrito en el proyecto de ley de muerte digna, la primera norma autonómica de España que regulará los derechos del paciente durante la última etapa de su vida y las obligaciones de los médicos que les traten, tanto en centros públicos como privados.

"El derecho a una vida humana digna no se puede truncar con una muerte indigna". La Junta de Andalucía convirtió ayer este ideal en una premisa recogida por escrito en el proyecto de ley de muerte digna, la primera norma autonómica de España que regulará los derechos del paciente durante la última etapa de su vida y las obligaciones de los médicos que les traten, tanto en centros públicos como privados.

Tras un año de debate y varios borradores, el Gobierno autonómico dio el visto bueno al texto y lo envió al Parlamento, donde la ley se someterá ahora a la discusión de los grupos parlamentarios. En principio, IU y PP, en la oposición, están de acuerdo con el fondo del asunto, aunque a buen seguro presentarán enmiendas. La consejera de Salud, la socialista María Jesús Montero, se muestra optimista sobre un amplio consenso, pero predijo cierto "debate interno" en el PP en el que confió que no se imponga "el ala dura" de los populares.

La futura ley de Derechos y Garantías de la Dignidad de las Personas en el Proceso de la Muerte fija las condiciones que deben rodear a una muerte digna. La mayoría de los derechos que otorga a los pacientes y los deberes que impone a los médicos están ya recogidos en la ley estatal de autonomía del paciente.

Sin embargo, estos derechos nunca han terminado de regularse y, a la hora de llevarlos a la práctica surgen trabas. Es lo que ocurre, por ejemplo, con el derecho del paciente a rechazar un tratamiento. Otras cuestiones, como las sedaciones paliativas, que hasta ahora estaban recomendadas en textos europeos y estatales que regulan las buenas prácticas médicas se elevan por primera vez en España a la categoría de derecho en la norma andaluza: "El paciente en situación terminal o de agonía, tiene derecho a recibir sedación paliativa, cuando lo precise", recoge el texto, que incluso regula el derecho a recibir estos cuidados en el domicilio del enfermo.

La norma garantiza la cobertura jurídica a los profesionales que atienden a los enfermos terminales, pero también les deja claras sus obligaciones, como la de retirar o no instaurar medidas de soporte vital que "sólo contribuyan a prolongar en el tiempo una situación clínica carente de expectativas razonables de mejoría". Es decir, lo que habitualmente se llama obstinación o encarnizamiento terapéutico. La ley regula que para tomar esta decisión el médico debe recabar la opinión coincidente de al menos otros dos profesionales sanitarios de su equipo.

La norma obliga también a los médicos a consultar el registro de voluntades vitales anticipadas antes de decidir sobre un paciente que agonice, así como a respetar "los valores, creencias y preferencias" del enfermo y "abstenerse de imponer" sus propias creencias morales o religiosas.

Desde que empezó a tramitar la nueva norma, el Gobierno andaluz ha puesto como ejemplo el caso de las sedaciones del hospital de Leganés o la batalla que tuvo que afrontar Inmaculada Echevarría para conseguir que le desconectaran el respirador que le mantenía con vida en una clínica de Granada. La ley andaluza surge para evitar que se repitan estos episodios.

La decisión adoptada por el Gobierno andaluz se ha hecho sin esperar que el Ministerio de Sanidad avance en el mismo sentido. El Ejecutivo de Zapatero ha metido este proyecto en el cajón, después de que al inicio de la legislatura el anterior ministro, Bernat Soria, propusiese no sólo regular la muerte digna, sino también el suicidio asistido. Por el contrario, la actual ministra, Trinidad Jiménez, dejó claro, en una entrevista EL PAÍS el pasado mes de abril, su desinterés por una normativa específica: "No forma parte de una prioridad en el debate social ni político; por tanto, no tengo intención de avanzar en este aspecto. No existe un clima social que demande este tipo de legislación".

En el trámite final de la redacción de la ley, que el PSOE confía en que esté aprobada a final de año, el Gobierno andaluz ha pretendido suavizar algunos asuntos espinosos, como el referido al capítulo de infracciones y sanciones. En un borrador anterior, los redactores precisaban todos los casos en los que se podía incurrir en faltas muy graves, como la de aplicar "medidas inútiles de prolongación de la vida que constituyan obstinación terapéutica", sancionada con hasta un millón de euros. Ahora se recogen de manera genérica remitiendo la descripción de las faltas a títulos anteriores de la ley y las sanciones, a lo que ya dictamina las leyes autonómicas y estatales en vigor. "Queremos evitar polémicas", justificaron fuentes de Salud.

REYES RINCÓN / LOURDES LUCIO

El Pais

09 giugno 2009

Da qui si riparte

di Luca Cefisi*
Sinistra e Libertà rimane in campo, è la via d’uscita tra le macerie delle elezioni dell’anno scorso. Con il senno del poi, non può stupire che non abbiamo superato la forca caudina del 4%. Privi com’eravamo dell’organizzazione e dei finanziamenti adeguati ad una campagna europea, silenziati dalle televisioni, e soprattutto partiti in extremis, con un deficit incolmabile di comunicazione con la gente. Eppure, i dati dimostrano che Sinistra e Libertà c’è per davvero, risponde ad un bisogno dell’elettorato, a necessità reali della società: ben presenti al Sud, siamo anche nelle grandi città, a partire da Roma. Non abbiamo risolto la “questione settentrionale”: in due mesi di campagna elettorale non si poteva pretenderlo. Occorre quindi proseguire sulla strada delle nostre buone ragioni, del nostro buon programma che non abbiamo potuto spiegare in tv, del nostro coraggio. Il regime a “bipartitismo unico” voluto da Berlusconi e Veltroni non è accettato dagli italiani: il quadro dell’Italia reale è pluripartitico, così come in tutta Europa. A sinistra, Sinistra e Libertà ha patito la concorrenza di Rifondazione e della lista Bonino-Pannella.

Entrambe queste liste erano alternative a Sinistra e Libertà, e sarebbe sbagliato rammaricarsi per la mancata alleanza con gli uni o con gli altri. Sinistra e Libertà è stata la vera alternativa al Pd in queste elezioni, perchè non subalterna e non complementare ad esso. Rifondazione, com’è evidente, rappresenta la “riserva indiana”, quella da cui Nichi Vendola è voluto giustamente evadere. La scelta di Vendola in polemica con Ferrero non si è basata su astratte diatribe ideologiche, ma sulla comprensione che la Sinistra Arcobaleno, e ancor più il ritorno alla falce e martello, significava subalternità alla visione dalemiana (Pd grande partito riformista, poi Rifondazione, spazio folcloristico per gli inevitabili mattacchioni): da qui il rifiuto di svolgere il ruolo prefissato, la ricerca di uno spazio autonomo, dove poter esprimere non solo velleità di opposizione ma anche proposta di governo, e quindi l’incontro con noi socialisti. La lista Bonino-Pannella ha svolto funzione opposta ma simile a Rifondazione: anch’essa funzionale e subalterna al Pd, ne ha costituito non il complemento massimalista ma l’accessorio, la copertura per intercettare il voto democrat deluso, parcheggiarlo e refrigerarlo, a cura della vicepresidente del Senato in quota Pd, signora Bonino, a cui Franceschini non ha mai rimproverato l’apparente tradimento (essendo, in effetti, piuttosto una parte in commedia). Occorre ribadire bene che l’esperienza della Rosa nel Pugno, nel 2006, avrebbe avuto successo se si fosse creata un’effettiva egemonia liberalsocialista nel progetto (si ricorda qui che liberalsocialismo significa, da Calogero e Capitini in poi, un movimento di liberali che si muove in avanti verso posizioni socialiste, non il contrario in retromarcia...). All’inizio, con i socialisti che “trascinarono” i radicali nel centro-sinistra, questa egemonia parve concretizzarsi. Ma poi l’autoreferenzialità dei radicali, la loro forte componente ideologica liberale-liberista assolutamente allergica a politiche sociali e del lavoro ragionevoli (del tutto speculare a quella rifondarola) ed anche, occorrerà finalmente dirlo, le loro dinamiche settarie, più simili a quelle di Scientology che di un gruppo politico, affossarono la “Rosa”. Da domani partirà una piccola offensiva radicale nei confronti dei militanti socialisti, che andrà respinta con serenità e fermezza: gli incontri di Chianciano servivano prima, quando si parlava di una sinistra laica ampia, non oggi, se non per “pannellizzare” qualche socialista deluso. Ma non c’è da essere delusi: questa campagna elettorale ha mostrato la possibilità di rilanciare in Italia una forza di sinistra in sintonia con quanto si muove in Europa (socialisti e verdi, in alternativa ai popolari e ai liberali, per un’economia sostenibile e tecnologicamente avanzata). Da qui si riparte.
* Segreteria Naz. PS, Presidenza PSE